Internazionale, Thomas & Co.: ecco gli NCAA




 
L'appendice della stagione internazionale indoor si è consumata con la disputa delle finali universitarie statunitensi. La sede più prestigiosa, con le gare della prima divisione NCAA, è stata quella del Randal Tyson Track Center di Fayetteville, in Arkansas. L'Americarkansas Fine stagione con lo spettacolo dei campionati universitari, a Fayetteville. Come nelle previsioni, i numeri non sono macnati. Molto bene la velocità in generale, con qualche fior di prodezza soprattutto nelle gare femminili, ed alcune storie su cui vale la pena soffermarsi un po', soprattutto una, quella di Donald Thomas. Altista per caso E' un po' questa la parabola fiabesca di Donald Thomas, nativo delle Bahamas, che giocava a basket arrampicandosi col solo stacco delle caviglie ad altezze vertiginose: qualche osservatore appena intuitivo lo ha spedito in palestra e sui sacconi lo scorso anno, e senza le calzature adatte Thomas saliva già, nella prima gara ufficiale della sua vita e praticamente in bermuda, a 2.22. Il resto è venuto col passare dei mesi: catapultato di corsa ai Giochi del Commonwealth (quarto con 2.23), poi un 2.24 a maggio, due volte 2.30 quest'anno in sala ed ora il titolo universitario indoor in un imperioso 2.33 (alla prima prova, in una gara esente da errori), con l'incredibile novellino che osa pure i 2.37 lasciando quelli di Auburn (i suoi) col cuore in gola, ma per ora senza successo. Thomas appare dotato di potenzialità ben superiori a quelle del migliore saltatore di tutti i tempi della Bahamas, quel Troy Kemp che approdò a 2.38 nel 1995, anno in cui vinse anche il titolo mondiale all'aperto, e prematuramente ritiratosi a causa di un grave infortunio. Nel video dell'intervista dopo la premiazione appare sorridente e un po' frastornato per il rumore che si fa attorno al suo personaggio. Simpaticissimo, sembra ancora uno capitato lì per caso. Talento sbucato dal caso, e perciò purissimo. Martellatine Brittany Riley ha vent'anni da poco e per ritagliarsi uno spicchio di celebrità ha scelto l'astrusa specialità del peso con maniglia, evento che caratterizza in genere le competizioni indoor sul suolo americano, e che ha pochi epigoni altrove, fatte salve alcune gare in Slovacchia ed in Canada. La Riley, 66.30 di personale col martello tradizionale (sette metri di incremento dal 2005 al 2006 in occasione dei Panamericani under 23 di Santo Domingo), è stata notata dalle cronache a fine gennaio, quando aveva portato a 24.57 la migliore prestazione mondiale della specialità nella Gladstein Fieldhouse di Bloomington. Ora, oltre al titolo universitario, sono arrivati anche due lanci a 25.05 ed addirittura a 25.56, un metro sopra il fresco primato. Nativa di Flossmoor e di stanza a Carbondale (Illinois), la nerissima e massiccia Riley ora punta ai settanta metri all'aperto, in una specialità riconosciuta dalla IAAF quale il lancio del martello, ed alla selezione per i mondiali di Osaka, oltre al bis negli NCAA versione estiva. Tutte figlie di Merlene Ne sono passate tante, dopo di lei (la Ottey), a pretendere il passaggio di mano dello scettro di regina della Giamaica. La McDonald, la Campbell (Juliet), poi l'altra Campbell (Veronica, prossima al rientro), ancora prima la Cuthbert (un altro fenomeno). Attualmente la migliore è la Simpson, ma su quest'altra, Kerron Stewart, scommetteremmo per il futuro: con 7.15 sui sessanta metri e soprattutto 22.58 sui ducecento ha portato a casa per Auburn (stesso college di Donald Thomas) ben due titoli universitari, disintegrando il mondiale stagionale sulla distanza meno breve e prendendosi una sublime rivincita su se stessa. Negli NCAA indoor della scorsa stagione, in questo stesso impianto, era finita quarta in entrambe le gare dello sprint nonostante le sue chance di successo fossero tutt'altro che utopistiche. Quasi 23 anni, nativa di St.Catherine, è ormai pronta per il palcoscenico mondiale assoluto, che non ha ancora calcato. Nelle interviste dopo il duplice titolo è apparsa sobria ma sicura di sé. Sembrava che fosse capitata lì per riprendersi il maltolto. Il giorno di Natasha Dopo il doppio titolo mondiale junior di Grosseto 2004 la sua scalata non era stata così irresistibile come poteva sembrare: il 50.80 sui 400 metri, grazie al quale ha distrutto le avversarie sulla pista indoor di Fayetteville, proietta la ventenne Natasha Hastings in una nuova dimensione, e ne fa, nei numeri del cronometro, la seconda specialista statunitense di tutti i tempi dietro Diane Dixon, davanti, pensate un po', a Sanya Richards. La Hastings fa naturalmente suo anche il record universitario, che da quelle parti conta come l'asso di briscola. Tantissimo. L'appello degli altri Quattro nomi su tutti, ma altri numeri da scorrere in successione, alcuni con un sapore di rivincita: è il caso di Travis Padgett, che dopo aver stupito all'aperto nel 2006 in dieci netti sui cento metri, aveva sofferto questa stagione al coperto, vissuta nell'ombra. Si è ripresentato alla grande a Fayetteville, superando in 6.56 l'ex-campione del mondo junior Omole di un centesimo, e lasciando al terzo posto la rivelazione Ford, forte di un 6.52 ottenuto di recente. Walter Dix: lo sprinter con le treccine ha illuminato la finale dei 200 in un folgorante 20.32 (ma vanta 20.27), mondiale stagionale indoor, e poi si è accartocciato malamente sui 60 di Padgett. Nelle sue sessioni di finale, ben sette atleti hanno corso in meno di ventuno secondi. Ricardo Chambers: vicecampione universitario all'aperto (44.71 dietro X-Man Carter), ha corso la batteria dei suoi 400 in 45.64 e dominato la finale in 45.65. Altri protagonisti: Lopez Lomong, mezzofondista sudanese che corre in Arizona, che sui 3000 (7:49.74) ha maltrattato il favoritissimo del Wisconsin, Solinsky, e la stella ventenne Rupp. Donovan Kilmartin, 5.998 punti nell'eptathlon (quarto performer della stagione), la kenyana Sally Kipyego, che ha vinto i tremila ed in cinquemila metri. Magra figura per gli europei in corsa per un qualche titolo: l'unica a salire sul podio è stata la russa Sultanova, terza nell'asta. L'altra russa Kostetskaya, vicecampionessa europea junior dei 400 ostacoli, è finita sesta nella finale degli 800 metri. Campionati australiani Iniziamo dai campionati nazionali dei più importanti stati dell'Oceania, Australia e Nuova Zelanda: la tre giorni di Brisbane, dove sono stati assegnati i titoli australiani, è stata preceduta in calendario dalla rassegna dei kiwi: un solo risultato da mandare all'archivio, il 18.84 della pesista Valerie Vili-Adams, e passiamo oltre. Da Brisbane sono usciti alcuni dei nomi che rappresenteranno l'Australia ai mondiali di Osaka, ed altri ne saranno annunciati in settimana. Per ora i canguri mandano segnali di efficienza dallo sprint (10.08 di Joshua Ross dopo il 10.10 della semifinale, ma anche 20.51 sui duecento), dall'ostacolista Sally McLellan (che in 12.92 ha migliorato di un centesimo il vecchio record di Pam Ryan risalente al 1972) e dalla novità del giavellotto Jarrod Bannister, già a 82.17 quest'anno e miglioratosi fino a 83.70. La lunghista Thompson ha vinto con vento illegale grazie a un salto di 6.63, la versatile Tasmin Lewis ha vinto sia i 400 (in 51.71) che gli 800 (in 2:00.71). Altra interprete poliedrica è la stessa McLellan, che si è aggiudicata anche in 100 metri in un ottimo personale di 11.23 Mago Merlino Dal programma sono usciti anche il 5.95 dell'americano Brad Walker (che ha tentato invano i 6.04) e la gittata corta di Christian Cantwell, altro statunitense, che ha vinto il peso in 19.92. Cantwell aveva fatto assai meglio martedì scorso a Melbourne, dove aveva lanciato a 21.43. Ultima nota per un nome nuovo degli ostacoli, Justin Merlino, vent'anni compiuti in dicembre, che da un vecchio primato di 14.16 è progredito fin dai primi giorni dell'anno per approdare al primo titolo nazionale in uno sfavillante 13.55. Donne tra le nuvole, Mokoena a 8.34 A Toluca, località altissima (2680 metri sopra il livello del mare) vicino Città del Messico, Ana Guevara ha migliorato il 51.01 del debutto in febbraio, correndo in 50.68. Nella sua scia si è migliorata anche Gabriela Medina con 51.82, dopo avere ottenuto, all'esordio stagionale, un primo primato personale con 52.03. Proseguendo il giro d'orizzone outdoor, ci siamo imbattuti in un inaspettato 6.70 di Jasmine Smith nel lungo femminile, ottenuto sabato scorso a Charleston, negli USA: la ragazza, collegian in South Carolina, è assolutamente sconosciuta al grande pubblico ed accreditata, finora, di misure inferiori di circa un metro a quella riportata 48 ore fa. Il salto in lungo, nel fine settimana, ha proposto il gran balzo del sudafricano Mokoena, planato a 8.34 a Pretoria. Nella riunione anche un ottimo 20.32 controvento di Morne Nagel ed il 45,90 dell'ostacolista Van Zyl sui 400 piani (personale). Osservatorio mondiale Argentina: Il martellista italo-argentino Cerra ha lanciato a 71.11 a Santa Fe. Un'altro pesonaggio ben conosciuto in Italia, German Chiaraviglio, ha saltato 5.55. A San Paolo del Brasile, giovedì scorso, grande gara di triplo femminile: la Maggi ha superato di un centimetro Keila Costa (14.44 contro 14.43). Josiane Tito ha corso i 400 piani in 51.89. In Giamaica ricca sortita cubana: Yipsi Moreno ha stabilito il primato nazionale del martello femminile con 75.64, lanciando anche a 75.43 e 74.48. La ragazzina Thondike ha superato per laprima volta la fettuccia dei 70 metri con 70.90. La discobola Barrios si è portata in un colpo solo da 61.01 a 66.68! L'ora dei lanci (europei) Questo lo squadrone russo per la Coppa Europa di Yalta: per gli uomini sono stati selezionati Borichevskiy e Gribkov nel disco, Sukhomlinov e Tovarnov nel giavellotto, Vinnichenko e Azarenkov nel martello, Tsirikhov e Grekov nel getto del peso. Tra le donne, capitanate dalla primatista del mondo del martello Tatyana Lysenko, ecco la Tuchak e Svetlana Ivanova nel disco, la Rybko e la Abakumova nel giavellotto, l'altra martellista Bespalova e le pesiste Khudorozhkina (argento a Birmingham dietro Assunta Legnante) e Avdeyeva. Una vecchia conoscenza della Coppa, Ilya Konovalov (nel palmarès anche tre partecipazioni olimpiche) è stato sospeso per due anni, fino al dicembre 2008. Il martellista (bronzo ad Edmonton 2001) è stato testato positivo alla fine dello scorso anno. Non sembrano meno competitivi i padroni di casa ucraini, guidati dal campione olimpico del peso Bilonog: in pedana sfileranno i discoboli Pruhlo e Chuprinin, i martellisti Vinohradov e Tuhay, le discobole Antonova e Semenova-Fokina, la giavellottista Lyahovych, le pesiste Sakun e Zaharchuk. Nel frattempo è ripartita la martellista slovacca Martina Denisova, attualmente in stage in Arizona, che a Coolidge ha debuttato con 69.22. Sempre dal martello, 75.60 dello soveno Kozmus a Brezice. Un mondo in marcia Via al Challenge IAAF. Prima tappa in due giornate a Naucalpan, in Messico. Nella venti chilometri femminile è tornata al successo la norvegese Plaetzer-Tysse, argento a Sydney, in 1:32:30. Sarà in gara anche a Rio Maior, in aprile, seconda stazione del circuito. Seconda la bielorussa Ginko in 1:33:05, terza l'australiana Jane Saville in 1:33:10. La portoghese Feitor, reduce dal titolo nazionale in 1:31:35, si è classificata quarta in 1:34:16. Tutto Messico al maschile nella 20 chilometri: Omar Segura (1:23:20), Cristian Berdeja (1:23:43) e Eder Sanchez (1:24:00), non hanno incontrato ostacoli. Stessa musica il giorno successivo, protagonisti i cinquantisti: primo Omar Zapeda in 3:59:49, sopra le quattro ore Jesus Sanchez e Claudio Vargas. Sempre dai campionati portoghesi successi della Feitor, come detto, in 1:31:35, e di Jorge Costa in 4:03:00. La gara maschile è stata però vinta dal canadese Berrett in 3:55:08. In quella femminile secondo posto per l'irlandese Loughnane in 1:32:25. Fuori dagli stadi Per la quinta volta in carriera Deena Kastor-Drossin ha vinto la River Run di Jacksonville, corsa su strada di quindici chilometri valida per l'assegnazione del titolo statunitense sulla distanza: il tempo della Kastor, leader mondiale di maratona la scorsa stagione, è stato di 47:20, superiore di soli cinque secondi al proprio record USA ottenuto nel 2003. L'ex-eritreo naturalizzato americano Kelfezighi ha invece vinto il titolo maschile in 43:39, e si è preso la rivincita sull'astro nascente della mezza maratona Ryan Hall, secondo in quarantaquattro minuti. Dopo tante partecipazioni non baciate dalla fortuna, finalmente Yasuko Hashimoto è riuscita nell'impresa di aggiudicarsi la maratona femminile di Nagoya. E' successo domenica, ed ha permesso all'atleta di ottenere la selezione nella squadra giapponese per i mondiali: la Hashimoto ha vinto in 2:28:49, superando la 39enne Hiroyama (2:28:55), la trentaduenne Takaki Ominami (2:29:24) e Miki Ohira (2:29:34). Quinta la kenyana Julia Mombi, classe 1984, in 2:29:38. Prima europea la rumena Tecuta-Gherasim, in 2:32:33. Ecco la squadra per la maratona mondiale, con rispettivi primati personali: Toshinari Suwa (2:07:55), Satoshi Osaki (2:08:46), Tsuyoshi Ogata (2:08:37), Wataru Okutani (2:08:49) e Mitsuru Kubota (2:12:50) tra gli uomini; Reiko Tosa (2:22:46), Yumiko Hara (2:23:48), Mari Ozaki (2:23:30), Yasuko Hashimoto (2:25:21) e Kiyoko Shimahara (2:26:14) per le donne. Assente la campionessa Noguchi, nuovamente ferma, che ha annunciato forfait per la maratona di Londra. Sempre dal Giappone successo della kenyana Ongori Philes nella mezza maratona di Yamaguchi in 1:09:50. Da notare, nella mezza maratona maschile, ben 27 specialisti in grado di correre sotto l'ora e tre minuti, arrivati al traguardo praticamente in indiana. Ancora mezze maratone: a Parigi ottimo 1:00:22 di Joseph Maregu su Shadrack Kiplagat (1:00.35) e sull'etiope Raji Assefa (1:00:43). Shami, nome importante del Qatar, è finito quinto in 1:00:47. Alla kenyana Caroline Kwambai, in 1:10:26, la gioia del primo posto, seguita da un nome prestigioso, l'etiope Ayelech Worku, seconda in 1:11:02. Ancora risultati dal Messico: nella maratona di Torreon successo a tempo di primato personale per Pablo Olmedo in 2:11:34 davanti a Hillary Kimaiyo (2:11:46) e Francisco Bautista (2:11:55). Tutto casalingo il podio femminile: Maria Elena Valencia (2:31:16), Jessica Rodriguez (2:35:13) e Angelica Sanchez (2:35:48). Un "green" da cross Ai campionati spagnoli di cross i titoli sono andati al solito Juan de la Ossa ed a Rosa Morato. De la Ossa è però stato preceduto di quattro secondi al traguardo dal marocchino Lamdassem. Ad Amman, in Giordania, nel lussuoso salotto in erba dell'Al Bisharat Golf Club, si sono disputati i campionati asiatici di cross. Reduce dal trionfo nella Cinque Mulini, la rappresentante del Bahrein Maryam Jamal Yusuf ha vinto con sette minuti di margine sulla seconda classificata, correndo da sola. Abdullah Ahmad Hassan del Qatar, conosciuto in passato come Albert Chepkurui (da kenyota, prima del cambio di nazionalità), si è laureato campione asiatico nella gara maschile. Il borsino In salita: Donald Thomas. Per essere al secondo anno di attività semiseria ha vinto il titolo universitario con 2.33. Stefan Holm ha vinto gli europei con 2.34. Sally McLellan: dopo averlo a lungo inseguito negli ultimimesi, ha trovato finalmente il primato australiano dei 100 metri ostacoli, vecchio di 35 anni. Lei è nata quattorici anni dopo quel limite. Yipsi Moreno: in attesa del bombardamento di Tatyana Lysenko nel prossimo week-end ucraino, la cubana ha spostato in avanti il limite del Centro America e dei Caraibi. In discesa: la velocista-novità Whitman, che aveva stupito con 11.12 la scorsa settimana, è tornata in pista con un impresentabile 11.84. Prima dell'exploit aveva un personal best di 11.55. I conti non tornano. Gli acrobati d'Australia: dopo tanto rumore, a Brisbane sono stati umiliati dall'americano ospite Walker. Hooker ha salvato almeno il titolo nazionale, con un modesto 5.50. Burgess è rimasto in panne con 5.35. L'attenzione si sposta ora su Yalta, dove nel prossimo fine settimana si svolgerà la settima edizione della Coppa Europa di lanci invernali, manifestazione conosciuta in passato come Eurochallenge. Nel giro di qualche giorno, nella sezione riservata alle statistiche, saranno pubblicate in una versione semidefinitiva le liste mondiali indoor 2007, e le nuove liste all-time. Marco Buccellato


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