India e Indonesia, nuove frontiere

13 Luglio 2018

Mai visto prima: un’indiana campionessa del mondo (Hima Das nei 400). Esordio dell’Indonesia sul podio iridato con la sorprendente vittoria di Lalu Muhammad Zohri nei 100 ai Mondiali under 20 di Tampere.

di Giorgio Cimbrico

Esistono sport tolemaici (il rugby, la scherma, il nuoto, malgrado qualche apertura, qualche novità), parzialmente copernicani (il calcio, il basket, la pallavolo) ma con l’atletica l’ordine dei pianeti, degli astri, delle costellazioni viene spesso affidato alla più totale libertà in fatto di orbite. In pista, in pedana, sulle strade vige un ecumenismo non contemplato in altri ambiti, non solo sportivi.

A volo d’uccello, ai Giochi Olimpici e ai Mondiali, assoluti e giovanili, è capitato di vedere sul podio Islanda, Sri Lanka (Ceylon), Lussemburgo, Dominica, Bermuda, St Kitts, Venezuela, Colombia, Ecuador, Cile, Siria, Tajikistan, Haiti, Mozambico, Senegal, Uganda, Moldavia, Gibuti, Eritrea, Iran, India. L’Indonesia è l’ultima entrata, e con la nobiltà di un titolo nei 100. Prima di Lalu Muhammad Zohri, l’indonesiano (a metà) più famoso era Radja Nainggolan. Quanto allo sport, nessun dubbio che l’unico contemplato fosse il badminton. Traduzione italiana, volàno. Magari non tutti lo sanno, ma l’Indonesia ha 256 milioni di abitanti. Una bella miniera di talenti inesplorati.

Anche in India uno sport schiaccia tutti gli altri ed è il cricket, portato dagli inglesi e entusiasticamente abbracciato dai nativi, dai pakistani, dai bengalesi e dai singalesi. E così, se alcuni dei giavellottisti britannici, Backley e Hill in particolare, erano eccellenti bowler (lanciatori), un lascito della prima disciplina praticata può essere rintracciata nel gesto di Neeraj Chopra, primatista nazionale con 87,43, campione del Commonwealth tre mesi fa a Gold Coast e campione mondiale under 20 due anni fa a Bydgoszcz, e in Sahil Silwal che a 17 anni e mezzo si è qualificato per la finale di Tampere. La sacra Finlandia gli sorride: è stato a Kuortane, a fine giugno, che si è spinto al suo massimo, 74,88.

Non viene dal cricket, ma dal calcio, come la mozambicana Maria Mutola, Hima Das che ha conquistato un record che nessuna potrà battere: la prima indiana, nel suo caso dell’Assam, a diventare campionessa del mondo. Su un podio iridato e dell’ex-Impero erano già salite le discobole Punia e Kaul, ma da piazzate. Lei, da prima. “Non mi stupisce, nessuna come lei sa correre così forte gli ultimi 80 metri”, dice il suo allenatore riproponendo con le parole le immagini della finale di Tampere. Si chiama Nipon Das, non è parente, e ha avuto il merito di convincere la famiglia a permettere che Hima la smettesse di tirare calci e dare una mano in risaia per seguire la sua vera vocazione. “Porta le scarpe con i chiodi da appena due anni e guardate cosa ha già combinato”, dice con un certo orgoglio il tecnico della sua allieva, nata pochi giorni dopo lo sbocciare dell’anno 2000, sesta ai Giochi del Commonwealth e scesa a 51.13 su una pista di casa, a Guhawati, poco prima di partire per la Finlandia.

L’India ha cinque volte gli abitanti dell’Indonesia (all’ultimo censimento, un miliardo e un quarto di abitanti, appena dietro la Cina) e dal tempo della finale romana di Milkha Singh, che sfiorò il bronzo nei 400, ha saputo offrire solo qualche piccolo “non ti scordar di me” in quella che avrebbe potuto essere una serra rigogliosa. A Hima è affidato il compito di migliorare, a Tokyo, quel piazzamento, lo stesso che a Los Angeles ’84 ottenne, nella distanza ad ostacoli, Pilavullakandi Thekkeparambil Usha, detta per comodità PT, questa volta a un piccolo centesimo dal podio.

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L'arrivo vincente di Lalu Muhammad Zohri a Tampere (foto Colombo/FIDAL)


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