Il miglio azzurro viaggia nel futuro

16 Luglio 2018

L'impresa della 4x400 maschile ai Mondiali U20 di Tampere è stata il sigillo d'oro della nuova generazione di quattrocentisti. Pronti a stupire e a far parlare ancora di sé. 


 

di Giorgio Cimbrico

Più di una formazione britannica ha ricevuto, in quella storia di lotta strenua che è la staffetta del miglio (spesso una partita di rugby giocata senza l’ovale), l’etichetta imperitura di “capitani coraggiosi”, in particolare quella che vinse l’oro a Berlino 1936 e che poteva contare su un formidabile “cacciatore” come Godfrey Rampling, padre dell’affascinante Charlotte, e il quartetto che a Tokyo 1964 diede battaglia a formidabili americani (in ultima frazione, Henry Carr) cedendo per meno di un secondo.

Esaminate le date di nascita dei nostri quattro freschissimi campioni del mondo, tre 19enni e un 18enne, non può che essere assegnata un’altra etichetta, più consona all’età: sottotenenti coraggiosi. Ma la vittoria di Tampere costringe a un naturale e obbligato avanzamento di grado guadagnato sul campo: tenenti.

Gjetja-Romani-Sibilio-Scotti (e lo smilzo, lunghissimo adolescente Benati che ha dato una bella mano in semifinale), senza virgole, ma uniti solo dal trattino che rende la squadra più solida, già ora ben infissa nella gioia e nella memoria. Tenenti coraggiosi che hanno saputo interpretare anche un’altra parte, un altro ruolo, quello di “cavalieri del sogno”.

VIDEO | LE EMOZIONI DELL'ULTIMA GIORNATA AI MONDIALI U20 DI TAMPERE

Quante volte vecchi e incalliti suiveur avevano sperato di vedere una 4x400 azzurra là al vertice? Capitò a Zagabria, finale di Coppa Europa 1981, quando, dopo la lotta sostenuta da Stefano Malinverni, Alfonso Di Guida e Roberto Ribaud, Mauro Zuliani sistemò per le feste il campione olimpico Viktor Markin. Medaglie: il secondo posto agli Europei del ’50 a Bruxelles (leader, Armando Filiput), il terzo di Helsinki ’71 quando l’esordiente Marcello Fiasconaro si liberò rudemente di Jean-Claude Nallet e catturò la sua seconda medaglia. E, sempre a un Europeo, quello dell’86 al Neckarstadion di Stoccarda, arrivò il quarto posto di Giovanni Bongiorni, Mauro Zuliani, Vito Petrella (nato a Gloucester, nessuno lo ha dimenticato) e Roberto Ribaud, con quel nome che ricordava un campione del galoppo e che con il suo disperato “quarto” in 44.9 portò la squadra a novanta centesimi dal podio e a un record italiano, 3:01.37 (cinque centesimi meglio di Zagabria), che tiene duro da 32 anni e che ora pare a portata di una squadra che potrà contare sugli sperimentati e sulla nouvelle vague.

Ora l’Italia sta vivendo quello che più che un violento rinascimento assomiglia a una stordente novità nel vortice del giro di pista: un quartetto campione del mondo under 20, quattro uomini sotto i 46 secondi (mai capitato), un campione europeo giovanile, un campione del Mediterraneo (Davide Re, 45.26, a 14 centesimi dal record italiano), un ritorno in scena di Matteo Galvan, un fermento tra le ragazze che ha prodotto il titolo mediterraneo della 4x400 ad opera di Libania Grenot (due volte campionessa europea), Ayomide Folorunso, Maria Benedicta Chigbolu e Raphaela Lukudo, il settimo posto di Elisabetta Vandi a Tampere, il sesto della staffetta con Camilla Pitzalis, Eloisa Coiro e Chiara Gherardi ad affiancare la marchigiana.

Gli Europei di Berlino distano tre settimane, qualcosa di più il giorno rovente delle 4x400. L’una e l’altra possono arrivare sino in fondo. Previste altre promozioni sul campo.

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(foto Colombo/FIDAL)


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