Il Mondo di Giordano Benedetti

23 Giugno 2015

La vittoria nell'Europeo a squadre ha acceso l'attenzione sull'ottocentista azzurro. Che si racconta e programma il futuro: tra Pechino e Rio

di FIDAL

di Marco Sicari

Tutti a parlare di Giordano Benedetti. La sua vittoria negli 800 metri di Cheboksary, ottenuta con un finale travolgente e ai danni di due big mondiali della specialità come il polacco Adam Ksczozt (il campione europeo in carica) ed il francese Pierre-Ambroise Bosse (bronzo a Zurigo e 1:42.53 di personale sulla distanza) hanno lanciato il trentino nell’orbita dell’attenzione. L’eleganza di quella falcata, finalmente coniugata ad un grande risultato agonistico, non poteva passare inosservata sulla scena continentale. “Era un bel po’ che provavo a battere Ksczozt – racconta l’azzurro mentre il frastuono della festa finale rimbomba ovunque per Cheboksary – abbiamo fatto la finale mondiale Junior insieme, a Bydgoscz (nel 2008, l’azzurro fu sesto, ndr), mentre invece Bosse lo avevo già battuto in questa manifestazione, lo scorso anno a Braunschweig, quando arrivai terzo. No, non mi hanno detto niente di particolare dopo la gara, ma non posso dire di avere un rapporto molto approfondito con loro. Mi va meglio con l’altro polacco del mezzofondo, Marcin lewandoski, che ha con me un rapporto molto cordiale”.

Cosa è cambiato, cosa ha proiettato Benedetti sulla scena internazionale?

“Ora, rispetto al passato, posso dire di avere un equilibrio bello ed importante, mi sento finalmente bene. Io sono un nostalgico, avevo voglia di casa: vengo da Sorni, un paese di 250 abitanti, sono molto legato alla mia famiglia, alla domenica vado a casa per pranzo facendo una seduta di corsa lunga. E quando ho tempo libero vado a Lavis, alla carrozzeria dei miei genitori, e lì riesco a trovare cose interessanti da fare, cose diverse, tra ufficio e piccoli lavori, con mio fratello più piccolo, Gianfranco, che lavora con mio padre e mia madre. Per questo ho scelto di interrompere il rapporto tecnico con Enrico Maffei, che mi seguiva a Torino, e tornare ad allenarmi con Gianni Benedetti, l’allenatore che mi ha scoperto, a Trento. Vivo con Francesca, la mia ragazza, che sta studiando gestione ambiente e territorio, e Gianni ha accettato di riprendere ad allenarmi senza tante parole, come si fa tra noi. Ci siamo buttati subito nel lavoro”.

Cosa non andava più con Maffei?

“Nulla in particolare, io posso solo ringraziarlo per quel che abbiamo fatto insieme, mi è servito per crescere. Ma sentivo di dover dare una svolta, di tornare a casa. Non mi sentivo più né libero, né me stesso”

Come è composto il gruppo di allenamento a Trento?

“Ci sono un bel po’ di giovani che mi danno una mano, ma quest’anno ho avito anche la fortuna di poter lavorare spesso con Yuri Floriani, che era vicino, e con Yeman e Neka Crippa, mentre sulla forza riesco anche a farmi dare dei consigli da Sergio Bonvecchio. Sì, a Trento c’è un bel movimento, con Chesani forse saremmo stati quattro o cinque titolari in Nazionale, con Norbert Bonvecchio, Irene Baldessari, lo stesso Yuri Floriani”.

Nello specifico, in cosa è cambiato il percorso di preparazione?

“L’equilibrio mi ha dato moltissimo, ma soprattutto siamo riusciti a costruire una base organica molto più profonda, che ritengo la maggiore responsabile dei miglioramenti di quest’anno. Lo scorso inverno non ho mancato un allenamento: oggi riesco a recuperare meglio, sia il lavoro che le gare. Sto pensando anche ad allungare la gittata: magari fino ai 1500 metri, già nel corso di quest’anno”.

Come si svilupperà la stagione, dopo la vittoria nell’Europeo a squadre?

“Avevo pensato di rimettermi al lavoro, tre settimane in quota al Sestriere. Ma in realtà ora ne riparlerò con il mio tecnico e con il mio manager, Gianni Demadonna. Potrei fare ancora qualche gara, vediamo: la condizione è eccellente, potrei riuscire ad abbassare il mio personale (1:44.67 realizzato due anni fa al Golden Gala, ndr), non voglio finire la mia carriera con quel tempo…”.

Quest’anno i Mondiali a Pechino. Poi, Rio de Janeiro, l’Olimpiade 2016.

“Il mio sogno è la finale, certo, ma devo ancora crescere, lavorare parecchio. Entrare nei primi otto al mondo negli 800 metri sarebbe una vera e propria impresa, la competitività in questa specialità è davvero globale, tra europei, africani, americani. Per quest’anno diciamo che punto in paerticolare a correre meglio la semifinale; sì, perché – dice divertito - il primo turno va passato, dai: non lo considero nemmeno… “.

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La volata vincente di Benedetti a Cheboksary (foto Colombo/FIDAL)


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