I record che Warholm può battere all’Olimpico

15 Settembre 2020

Non solo il primato del mondo dei 400hs: nel mirino il record su suolo italiano (47.13 Moses a Milano), quello dello Stadio (47.37 Moses) e quello del Golden Gala (47.48 Samba)

 

di Giorgio Cimbrico

Sul “trono dei chiodi” Karsten Warholm è sempre più un barbarico re: quattro delle dieci migliori prestazioni della storia sono in mano al norvegese che coltiva la sua ferocia agonistica in fughe solitarie che conclude con vantaggi degni di un cronoprologo su due ruote. Nelle zone siderali della collezione Karsten possiede 46.87, secondo tempo di sempre a nove centesimi dal record mondiale e olimpico datato 1992 di Kevin Young; 46.92 terzo tempo all time, 47.08, nono, 47.10, decimo. Solo Rai Benjamin (46.98, miglior tempo perdente della storia ovviamente alle spalle di Warholm, e 47.02) ne ha due. Gli altri - Kevin Young 46.78, Abderrahman Samba 46.98, Edwin Moses 47.02, Bryan Bronson 47.03, Sam Matete 47.10 – ne possono esibire uno. Nel Parnaso sono rappresentati quattro continenti su cinque. Warholm è l’unico a esser sceso due volte sotto la barriera dei 47 secondi.

Prossima missione, prima di inoltrarsi nell’anno olimpico: metter le mani, magari in una botta sola, sul record su suolo italiano, su quello dello Stadio Olimpico, su quello del Golden Gala. Il record su suolo italiano – All Comers record – ha passato i quarant’anni di età: il 3 luglio 1980, all’Arena Napoleonica di Milano, Edwin Moses assestava un colpo di maglio al suo record del mondo: da 47.45 a 47.13, lasciando a quasi due secondi Harald Schmid. Era il preludio all’oro olimpico che non vinse e non per suo demerito. Il boicottaggio regalò un insperato successo al tedesco est Volker Beck in un modesto 48.70. Moses raccolse il suo secondo successo – moralmente il terzo – quattro anni dopo a Los Angeles.

Il record dello Stadio Olimpico equivale a un conto saldato con la storia e con la politica. Il 4 settembre 1981, Coppa del Mondo, Moses trovò proprio Beck e lo sbaragliò: 47.37 a 49.16. Sei anni dopo, ai Mondiali, lo stadio, ancora nel vecchio e affascinante formato, regalò un record ufficioso e bellissimo: la lotta selvaggia per il titolo diede questo risultato: Moses 47.46, Danny Harris 47.48, Schmid 47.48, record europeo.

Il record del Golden Gala di 47.48 è il più fresco di conio: il 31 maggio di due anni fa Samba – nascita in Mauritania, trasferimento e crescita in Arabia Saudita, atleticamente qatariota – centrò, curiosamente con il tempo di Schmid, un record d’area, quello asiatico, strappandolo all’arabo Hadi Al Somaily che a Sydney aveva sfiorato l’oro olimpico, piegato per tre centesimi, 47.50 a 47.53, da Angelo Taylor, ancor oggi nelle zone più alte della combinata 400-400hs: 44.05+47.25. Quella sera, alle spalle di Samba, finì un fremente giovanotto di 22 anni, originario del Vesterland norvegese: Karsten Warholm, 47.82, record nazionale. Non proprio uno sconosciuto: l’estate precedente aveva approfittato di un lungo e persistente languire della nobile distanza per diventare campione del mondo a 21 anni, con un normale 48.35. Da quel momento, fine del crepuscolo e via a un caleidoscopio di emozioni.

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