I lanci d'inverno

13 Marzo 2015

Alla vigilia della Coppa Europa a Leiria, ecco le imprese "fuori stagione" della storia dei lanci


 

di Giorgio Cimbrico

Stabilendo come confine stagionale il 21 marzo, la storia rivela che i lanci d’inverno (nel fine settimana, in Portogallo, l’eurovertice), hanno una loro storia, non sterminata ma brillante e sorprendente. Il capitolo più vivido è legato alla sfida a distanza tra Dallas Long e Bill Nieder: si aprì il 5 marzo 1960, a Los Angeles, quando Long portò il record mondiale del peso a 19,38, strappandolo a un altro “padre nobile” della specialità, Parry O’Brien. Nieder rispose due settimane più tardi, il giorno di San Giuseppe, alle Stanford Relays facendo atterrare le 16 libbre a 63 piedi e 10 pollici, 19,45. La sfida sarebbe continuata: 19,67 Long il 26 marzo ancora a Los Angeles, 19,99 Nieder il 2 aprile a Austin, prima del crollo del muro, 20,06 il 12 agosto, anticipo della vittoria olimpica di Bill. Dallas si sarebbe consolato nel quadriennio successivo.

Giusto quarant’anni fa – era il 14 marzo – anche il disco ebbe il suo mondiale fuori stagione, anche se in realtà in Sudafrica quel periodo dell’anno è paragonabile più o meno al settembre del nostro emisfero. John van Reenen aveva braccia smisurate e le seppe usare a dovere: a Stellenbosch, luogo dove si producono eccellenti vini bianchi, erano in programma i campionati dell’Università e il mattino John aveva sparato a 68,06, a 32 centimetri dal record mondiale di quel buonanima di Ricky Bruch. Tutti si ritrovarono d’accordo nello sfruttare il formidabile stato di forma di John e organizzarono per il pomeriggio una seconda gara a inviti. Inutile sottolineare che l’invitato per eccellenza era van Reenen che al secondo tentativo si spinse a 68,48. Nella sua carriera, a parte un titolo britannico, questo magnifico atleta, che più tardi si è dedicato alle arti figurative, non è riuscito a conquistare nulla, non per demeriti suoi: il Sudafrica del tempo praticava l’apartheid ed era stato giustamente messo al bando.

Tra le ragazze, un record invernale venne offerto da Olga Kuzenkova in uno dei luoghi “temperati” – Adler, sul mar Nero - amati dai lanciatori russi: era il 23 febbraio 1994 e quel 66,84 divenne il primo limite riconosciuto del giovane lancio del martello in versione muliebre. Nel marzo del ’95 prima e nello stesso periodo del ’97 poi, a Bucarest (che non è precisamente una stazione climatica), Mhaela Melinte  si spinse a 66,88 e a 69,58. Ma è dal giavellotto l’acuto più clamoroso, tenendo conto del luogo dove venne ottenuto:  a Leningrado, oggi San Pietroburgo, che di solito è chiusa in un guscio di ghiaccio. Il 5 febbraio 1954 – unica concessione, si gareggiò alle 13,30, l’ora meno impervia sotto il profilo climatico - Nadezhda Konyayeva divenne campionessa sovietica d’inverno spostando il record del mondo a 53,58. Di lì a qualche mese, in una assai più calda Kiev, avrebbe aggiunto un paio di metri.



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