Howe: "Saladino, appuntamento a Pechino 2008"




 
Ci vorrà tempo per capire la reale portata della medaglia d’argento conquistata da Andrew Howe. Ce ne vorrà soprattutto per lui stesso, per comprendere il valore della sua impresa in una finale di livello altissimo, per densità di emozioni forse inferiore solamente all’epico confronto Powell-Lewis di Tokyo 1991. Davanti a microfoni e taccuini, il campione dell’Aeronautica mostra la sua gioia frammista a delusione per quello che è stato solo per qualche minuto: “Sono contento di quanto ho fatto, è chiaro, ma confesso che ci ho sperato, che credevo di aver messo la parola fine alla gara con quel balzo mostruoso, invece Saladino da grande campione qual è ha risposto da par suo, d’altronde erano due anni che tutti lo davano per favorito. Credo comunque che un argento mondiale e un record nazionale a 22 anni siano più che abbastanza” Un crescendo al quale Howe è stato parzialmente costretto da piccoli disguidi ai quali sono imputabili i problemi vissuti nella rincorsa: “Mi sono accorto che inavvertitamente un giudice aveva spostato il mio segnalino di partenza. Ma ci ho messo un po’ per capirlo, così almeno metà gara l’ho fatta non sentendomi a posto. Poi ho visto che partivo dal punto sbagliato, ho rimesso a posto le cose ed è andata meglio”. Il record inseguito più volte è arrivato nell’occasione più importante: “Farlo nell’ultima occasione possibile in un Campionato Mondiale credo che significhi qualcosa, per questo speravo fosse sufficiente per l'oro. Non posso farci nulla, sono un competitivo e abituato a mirare sempre al massimo traguardo, non mi accontento mai. A Saladino non posso che fare i complimenti e dargli appuntamento per la rivincita a Pechino 2008, il vero obiettivo della mia carriera. I paragoni con Carl Lewis? Non mi spaventano, anzi. Il prossimo anno proverò anche i 200, anche se contro mostri come Gay credo ci sia poco da fare. Ma le sfide impossibili mi sono sempre piaciute. Ora però non vedo l’ora di andare in vacanza per scaricare la tensione e riprendere a suonare con la mia band”. Soddisfatta ma fino a un certo punto anche l’altra finalista di giornata, Clarissa Claretti settima nel martello: “Sono rammaricata perché avevo davvero buone sensazioni che non sono riuscita a trasmetterle appieno all’attrezzo. Sapevo di poter fare di più. Il settimo posto è importante, è la terza finale consecutiva in tre anni in un grande evento, ma questa era davvero una buona occasione per salire qualche altro gradino nella gerarchia internazionale. Devo dire grazie al mio tecnico Brichese, alla Federazione e alla mia società, l’Aeronautica che mi hanno messo nelle migliori condizioni per arrivare ad Osaka al top della condizione”. E per il sodalizio di Vigna di Valle è stato davvero un pomeriggio difficile da dimenticare. g.g. Nella foto: la concentrazione di Andrew Howe (foto Giancarlo Colombo per Omega/Fidal) File allegati:
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- L'INTERVISTA AUDIO AD ANDREW HOWE
- L'INTERVISTA AUDIO A CLARISSA CLARETTI


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