Howe: "Contento, ma fino a un certo punto"




 
Nessuna esplosione di gioia, nessuna esultanza “sopra le righe”. Andrew Howe affronta il dopogara con un sorriso piccolo piccolo, quasi una smorfia. E’ deluso, il reatino dell’Aeronautica, e non ne fa mistero: “Sì, è vero, sono un po’ amareggiato. Credo che le cose potessero andare meglio di così, non sono proprio contentissimo di questo risultato. Ora lo posso dire: io sognavo di vincere, e anzi, credo che ci fossero quasi tutte le condizioni per riuscirci. Mal di schiena a parte, che mi ha bloccato all’inizio, facendomi in pratica sprecare un paio di salti, prima di riuscire a recuperare in pieno tutte le mie energie. Mi sono fatto un po’ male in qualificazione, ho preso una botta che non ho assorbito del tutto, e ho dovuto farmi trattare a lungo per non sentire dolore”. Da un punto di vista tecnico Howe si promuove fino a un certo punto: “Tecnicamente non mi sono piaciuto del tutto. Avei potuto fare meglio sia nella fase area sia nella chiusura, ma invece sono molto soddisfatto della velocità di entrata: è quello che mi ha salvato, che ha fatto la differenza”. L’atmosfera di grande rilassatezza in pedana, avvertita dalle tribune, è confermata da Howe: “Mi sembrava di stare ai Campionati Italiani, c’era grande tranquillità. Con gli avversari si è instaurato subito un clima di lealtà, anche se, è ovvio, qui mica stavamo a scherzà…”. Poi l’azzurro si rilassa, ci pensa un attimo e sfodera un sorriso: “Un bronzo al primo mondiale da lunghista, però, a pensarci bene, non è poi così male…No, scherzi a parte, questo è un risultato che mi da carica e fiducia per il resto della stagione, per le gare all’aperto. Ci sono gli Europei di Goteborg, dove voglio fare una bella figura. La velocità? Mah, non si può mai dire, potrei tornare ancora a correre, ma io comunque mi sento un saltatore, e nei salti voglio continuare a gareggiare”. m.s. Nella foto, Andrew Howe all'Olympiskiy (Giancarlo Colombo per Omega/FIDAL)

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