Galvan e Chigbolu, 400 metri di coppia

12 Gennaio 2017

Il primatista italiano dei 400 e quella della 4x400, uniti dal giro di pista e dall'amore, raccontano il periodo di allenamento a Tenerife, l'Olimpiade e i sogni futuri.


 

di Anna Chiara Spigarolo

Sono la coppia da copertina dell’atletica italiana: Matteo Galvan, 100% vicentino, e Maria Benedicta Chigbolu, metà romana e metà nigeriana. Li uniscono l’azzurro, i 400 metri, Rieti e coach Maria Chiara Milardi. Dal Guidobaldi a Rio, dove lei è stata parte della splendida 4x400 che ha firmato il sesto posto e il record italiano, e lui è uscito in batteria conquistando però la semifinale nei 200, dopo il primato nazione di 45.12 corso agli Assoluti di Rieti e ribadito agli Europei di Amsterdam.

Il periodo natalizio lo hanno trascorso sull’isola di Tenerife, alle Canarie, dove hanno festeggiato, più che con panettoni e pandori, a suon di ripetute e sedute in palestra. In ottima compagnia: “Ci sono parte delle nazionali tedesca e francese – racconta Galvan (Fiamme Gialle) - ma anche i quattrocentisti britannici, compreso Rooney… è super stimolante, siamo riusciti a fare diversi lavori insieme. Capita che a chiederti la corsia sia Pascal Martinot-Lagarde o Nafi Thiam, la campionessa olimpica dell’eptathlon”.

Come procede la preparazione? “Le condizioni sono ottime, 25° gradi, buoni impianti, ma io purtroppo dovrò anticipare il rientro in Italia. Niente di allarmante, ma si è fatto risentire il fastidio al tendine che ho avvertito ad Amsterdam e non voglio rischiare. Ho chiuso gli Europei che stavo veramente bene, ero molto fiducioso per Rio ma ci sono arrivato con qualche doloretto.

Dopo l’Olimpiade mi sono curato con attenzione, solo piscina, palestra e fisioterapia per un paio di mesi, e ho ripreso la preparazione. Ogni tanto però il dolore torna a galla: voglio sottopormi ad esami approfonditi e venirne a capo”. Matteo ha iniziato da calciatore, a Vicenza, per poi essere convertito allo sprint da Umberto Pegoraro, con cui ha vinto bronzo ai Mondiali under 18 di Marrakech 2005 nei 200. Poi tre anni (2011-2013) in Florida con Loren Seagrave, e infine Rieti, dove oltre a trovare una guida tecnica ha consolidato anche l’amore per Benedicta.

Un pit stop invernale. Preferiamo fermarci ora – gli fa eco coach Milardi, che da quest’anno segue anche gli altri due quattrocentisti Davide Re e Francesco Cappellin - che essere costretti a farlo in estate. Vogliamo andare a fondo sulle condizioni di salute di Matteo e capire come intervenire, così da evitare brutte sorprese. Lunedì sarà a Milano dal prof. Benazzo”.

100, 200, 400: sei tu il Van Niekerk d’Italia? “È una mia caratteristica, credo che altri potrebbero imitarmi ma sì, al momento sono l’unico italiano che si esprime sulle tre distanze. Il fatto è che Van Niekerk ha cambiato l’approccio ai 400 metri: da velocista puro, parte forte e poi cerca di chiudere al meglio, rivoluzionando la distribuzione della gara. Con Chiara ne abbiamo parlato a lungo, serve una grande velocità di base.

Il pettorale olimpico però, me lo sono fatto autografare da Bolt”. 

Quattro cifre: 45.12. “Un record che cercavo da anni: è stato un percorso lungo, pieno di infortuni. Ma non ho ancora abbattuto il muro dei 45, ed è una bella motivazione”. 

Benedicta diventa grande. “Il mio muro invece è un altro – ora a parlare è Benedicta (Esercito) -  Sotto i 52 ho già corso una volta (51.67 a La Chaux-de-Fonds nel 2015, ndr) ma deve diventare un’abitudine. Rio è stata un’emozione incredibile, ma anche una tappa fondamentale della mia crescita come atleta".

Rio e un destino a cinque cerchi. "Mio nonno, Julius, è stato anche lui atleta olimpico, a Melbourne 1956: aveva 27 anni, come me, è stato finalista, come me, esattamente sessant’anni prima. Troppe coincidenze! Alle mie compagne di staffetta, arrivando in Brasile, l’avevo annunciato: vedrete, succederà anche a noi, conquisteremo la finale. La fatalità è incredibile se pensate che io all’atletica sono arrivata per caso: ho scoperto successivamente la storia di mio nonno. Ed è stato anche un bel modo per riavvicinarmi alle mie radici nigeriane, a un ramo della famiglia a cui sono legata ma con cui sono meno in contatto”.

Correrai le indoor? "Vedremo, soprattutto sulla base degli impegni con la 4x400 azzurra, perché siamo già qualificate per gli Europei di Belgrado. Io sull'anello da 200 metri non riesco ad esprimermi al meglio, ma può essere utile in vista della stagione all'aperto e dei mondiali di Londra".

“Nel 2016 – commenta Milardi – Benedicta ha fatto il salto di qualità, soprattutto nella convinzione nei propri mezzi. Qui a Tenerife, quando corre, tutti si girano: ha una facilità e un’eleganza nella corsa che poche altre hanno. Il bronzo di Amsterdam e la finale di Rio però sono serviti, comincia a capire di non essere una fra le tante”.

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