Erfurt, oro alla La Mantia, bronzo per la Rosa



Sperate, bramate, ma in fondo anche un po’ attese, sono arrivate le prime medaglie italiane agli Europei Under 23 di Erfurt. Simona La Mantia (oro nel triplo con la misura di 14,43, vento +1.1) e Chiara Rosa (bronzo nel getto del peso, 18,22) hanno confermato il pronostico che le voleva protagoniste, riuscendo a salire sul podio proprio come avevano sognato alla vigilia. Le due "amicone" azzurre (in questa trasferta sono anche compagne di camera), già protagoniste in questa prima parte di stagione di due degli exploit più belli dell’atletica italiana, si erano prefissate esattamente questi obiettivi. Segno di una determinazione davvero fuori dal comune. Simona La Mantia ha scelto di “ammazzare” subito la gara, fin dal primo salto. E così è stato: il 14,34 (vento -0.6) che ne è venuto fuori, è stato sufficiente per placare l’ansia di rimonta delle avversarie, tutte – a parte la russa Bolshalkova, seconda con 14,11 – ferme al di sotto dei 14 metri. La serie dell’azzurra riflette un po’ l’andamento della gara. Nel finale, Simona, una volta avuta la matematica certezza di aver vinto l’oro, con una freddezza straordinaria, ha raccolto le energie rimaste ed ha siglato la prestazione che comparirà, negli archivi, accanto al suo nome, nell’elenco delle campionesse d’Europa Under 23. “Cercavo una misura di grande valore – racconta la La Mantia, dopo l’esultanza a cavallo di Chiara Rosa – non volevo chiudere senza una prestazione di alto livello. Anzi, se guardo al risultato, è un po’ una occasione persa: la pedana era molto buona, ma per tutta la gara ho continuato a commettere lo stesso errore. Dopo lo stacco, salivo troppo, finendo per “sedermi” durante lo step. Comunque, è inutile dire quanto io sia felice”. L’Europeo Under 23 prima di Helsinki, del Mondiale: “Non ho mai considerato Erfurt un traguardo minore, ma il modo di chiudere la mia attività nel giovanile, prima di lanciarmi nell’atletica dei grandi. E’ anche un test significativo prima dei Mondiali, dove punto alla qualificazione alla finale. Voglio riscattare Parigi e soprattutto Atene, dove sono rimasta fuori per pochi centimetri”. L’oro potrà portare cambiamenti nell’atleta Simona La Mantia? “Credo di sì – risponde l’azzurra – nel senso che questa vittoria mi darà certamente un po’ di sicurezza in più”. Dopo la festa (brevissima), verrà il momento di cominciare a lavorare per Helsinki. Dieci giorni di lavoro, a cominciare da martedì, a Brunico, dove Simona troverà la parte altoatesina della famiglia, oltre a condizioni di allenamento particolarmente favorevoli. Il bronzo di Chiara Rosa è il racconto di qualcosa a metà tra una gara di atletica ed uno show teatrale. Basta un’immagine, per comprendere il concetto: l’azzurra in piedi sulla rotaia di restituzione del peso, a mimare il surf, dopo il quinto lancio... La veneta è stata protagonista in pedana e fuori (nell’esultanza), come aveva promesso. Sempre nelle prime posizioni in classifica (serie: N; 17,72; 18,16; 18,22; N; N;), ha anche avuto il merito – se si può chiamare così – di risvegliare la tedesca Lammert, poi vincitrice. Il lancio a 18,16, infatti, valeva a quel punto la medaglia d’oro, e la tedesca, colpita nell’orgoglio, ha pensato bene di sparare la bordata a 18,97 buona per la vittoria. Poi anche la Schwanitz (18,64 al quinto lancio) ha superato Chiara, con l’azzurra che però non si è arresa. Peccato che il giudice di pedana le abbia chiamato un misterioso nullo, dopo che il peso aveva abbondantemente superato i 18 metri e mezzo, nella quinta prova. “Quella decisione non l’ho capita – racconta la Rosa – il giudice ha detto che avevo toccato il fermapiede con il tallone...Ma non importa, sono ultra felice per questa medaglia. Finalmente ce l’ho fatta. Dopo due quarti posti internazionali, ci voleva, una grande gara con la maglia azzurra addosso”. Il cambiamento di cui è stata protagonista quest’anno, per la Rosa ha una spiegazione ben precisa: “E’ semplice: sono cresciuta, sono sicura dei miei mezzi, e, in gara, penso solo a quello che devo fare io, senza curarmi delle altre. Il grazie e la dedica vanno al mio allenatore, Enzo Agostini (presente a Erfurt, ndr), alle Fiamme Azzurre, alla mia famiglia e al mio amico Andrea Nicoletti, che ha avuto un anno difficile”. Helsinki è il prossimo obiettivo anche per lei: “Andrò ai Mondiali felice per quanto ho fatto qui, con l’obiettivo di superare la qualificazione. Sarebbe la ciliegina su una torta di dimensioni strepitose”. La corsa di Koura Kaba Fantoni nella finale dei 100 metri, l'altro italiano molto atteso oggi, è stata tutta una sequenza di errori. Alcuni di poco conto, altri, purtroppo, determinanti. Ad una reazione allo sparo già incerta (0.177), infatti, l’azzurro non ha fatto seguire una fase di accelerazione degna di questo nome, rialzandosi dopo pochi appoggi e cercando – vanamente – di mettersi in azione. Risultato, avversari (praticamente tutti) almeno cinque metri avanti a metà gara, ed esito finale compromesso fin dal via. Il solito buon lanciato (meno brillante però di altre circostanze) non è servito a ricucire il madornale strappo, e la beffa finale prende la forma dei due centesimi che, a conti fatti, hanno separato Fantoni dal bronzo. Vittoria per il francese Kankarofou, in 10.26 ventoso (+ 2.4), davanti al connazionale De Lepine (10.30) e al tedesco Wieser (10.32); 10.34 per l’italiano. Nei 200 metri di domani, per fare meglio, servirà una concentrazione diversa. Due italiani tra i primi otto nella finale del martello maschile. L’accoppiata composta da Massimo Marussi e Lorenzo Povegliano, già vista in occasione degli Eurojuniores di Tampere 2003 (quando Povegliano vinse l’oro) ha confermato di essere uno dei punti di sicuro affidamento, in proiezione futura, della specialità nel nostro paese. Quarto posto per Povegliano (con 69,98; serie: N; 67,81; 67,97; N; 65,74; 68,98), ottavo per Marussi (65,73; serie: N; N; 65,73; N; 65,09; 63,46), in un contesto di elevato valore tecnico (oro al bielorusso Krivitskiy con 73,72). “L’obiettivo era entrare tra i primi otto – racconta Povegliano – quindi, il quarto posto è decisamente un premio ulteriore. Peccato non essere riuscito ad ottenere 70 metri tondi, ma oggi questi sono solo particolari”. Elisa Scardanzan è apparsa meno brillante del solito, e soprattutto meno ragionatrice. Ha commesso alcuni errori nella ritmica dei suoi 400 ostacoli, tra il quinto e l’ottavo ostacolo. Così, a nulla è valso il pur buon rettilineo finale: sesto posto (58.66) e, in ogni caso, la soddisfazione di aver centrato, a soli vent’anni, la finale alla sua prima esperienza tra gli under 23. Avrà un’altra chance nella categoria tra un biennio. Identico piazzamento per Nicola Cascella nella finale maschile dei 400 metri ostacoli. Il pugliese, memore del cattivo rettilineo finale corso in batteria, ha affrontato l’avvio in maniera più cauta, producendo poi una retta tutta di rimonta. Sesto posto e 51.45 conclusivo, a sottolineare la buona prova complessiva. Poca gloria nell’alto per Raffaella Lamera ed Elena Brambilla. La prima si è arenata alla quota di 1,87, dopo aver speso tre tentativi per superare gli 1,84 (settimo posto finale). La seconda mette la sua prova in archivio con la misura di 1,80 (nono posto). La gara dei 20 km di marcia ha ribaltato i pronostici della vigilia, almeno in chiave azzurra. Alex Schwazer, il nostro rappresentante più accreditato, ha finito per ritirarsi intorno al dodicesimo chilometro di gara, quando navigava intorno all’ottavo posto, vinto dai crampi e probailmente dalla scelta di seguire da vicino, dall’avvio, la testa della corsa. Lo start, infatti, sotto la spinta dei russi Yerokhin (poi vincitore in 1h23:14) e Parvatkin (squalificato nel finale), è stato fulminante, addirittura eccessivo per la natura del percorso. Schwazer, a disagio su ritmi del genere (lui che sta preparando da tempo la 50km di Helsinki), ha finito col pagare. L’opposto di quanto ha fatto il lombardo Daniele Paris, che, fiutata l’aria, ha scelto di seguire un ritmo decisamente più consono ai suoi mezzi, per raccogliere, in rimonta, parecchi avversari lungo la strada. Alla fine, per l’azzurro è giunto il premio del sesto posto, seppure con un crono poco significativo, 1h27:56. Sempre nella mattinata, nei turni eliminatori, da registrare l’eliminazione di Valentina Anniballi nel disco (48,87), mentre la staffetta 4x400 maschile (Moscatelli, Donati, Leone, Moraglio), decima nel computo complessivo dopo aver corso la semifinale in 3:08.87, è stata clamorosamente rimessa in gioco, nel pomeriggio, dalla squalifica della Francia, che l’aveva preceduta di una posizione. Il quartetto transalpino è stato squalificato per aver portato danno a quello olandese (peraltro già qualificato), dopo il primo cambio. Tra le prestazioni più interessanti della giornata, spicca soprattutto il fantascientifico 11.03 (vento +1.5) messo a segno nei 100 metri dalla greca Maria Karastamati, nuova stella dello sprint ellenico esplosa proprio qui ad Erfurt: si tratta anche del nuovo record europeo Under 23 (precedente, 11.07, Renate Stecher, 2-9-1972). Notevole anche il 64,50 realizzato nel lancio del disco dal tedesco Robert Harting. Domani giornata conclusiva di questa rassegna continentale. Koura Kaba Fantoni e Vincenza Calì correranno la finale dei 200, con il primo a ripetersi, poco dopo, con i compagni La Mastra, Riva e Anceschi nella staffetta 4x100. Finale anche per Omar Rachedi nei 1.500 metri, Stefano Cugusi e Stefano Scaini nei 5000 maschili, la già menzionata 4x400 uomini, e le gemelle Silvia e Barbara La Barbera nei 5000 donne. Marco Sicari
Nelle foto, Simona La Mantia e Chiara Rosa (Omega/FIDAL)

File allegati:
- RISULTATI COMPLETI
- LE FOTO DA ERFURT



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