Eaton e Dibaba incoronati Atleti dell'Anno

27 Novembre 2015

Il decatleta statunitense e la mezzofondista etiope proclamati re e regina del 2015 

di Giorgio Cimbrico

Dopo l’omino volante, il proteiforme; dopo la donnona dei mari del sud, la donnina dell’altopiano. Gli Oscar dell’atletica passano dalle mani di Renaud Lavillenie e di Valerie Adams a quelle di Ashton Eaton e di Genzebe Dibaba, il primo decatleta e la seconda etiope (dopo Meseret Defar) da quando, quasi trent’anni fa, l’Atleta dell’Anno è stato istituito. L’uno e l’altra rappresentano famiglie in cui l’atletica è impegno quotidiano e passione condivisa: Brianne Theisen, la moglie di Ashton, è una delle più forti multiple del mondo e sul gineceo nato e cresciuto a Bekoji è inutile aggiungere altre considerazioni. Parlano a sufficienza i record e le medaglie accumulate da uno straordinario clan destinato ad accrescere ancora il corpus della collezione. Ashton è stato brillante anche con le parole: “Non ho mai battuto né Usain né Christian (Bolt, cinque volte vincitore dal 2008, e Taylor, giunto nei pressi di Jonathan Edwards, erano gli altri due arrivati ala stretta finale) ma io gareggio con un design diverso”. Se un abile impresario avesse tempo e voglia di lavorare sull’ipotesi, una sfida a tre sarebbe possibile sul terreno dei 400: i record personali (Ashton 45”00, Christian 45”17, Usain 45”28) garantiscono un confronto molto serrato. Convincerli non sarà facile, ma il sogno ha diritto di cittadinanza.

Con i 9045 punti di Pechino, Eaton è diventato il decimo della storia ad annotare un record del mondo in un campionato di livello assoluto e planetario. In ordine cronologico (e olimpico) è stato preceduto, a partire dal 1912, da Jim Thorpe, Harold Osborn, Paavo Yrjola, Jim Bausch, Glenn Morris, Bob Mathias, Nikolai Avilov, Bruce Jenner e Daley Thompson che due volte riuscì nell’impresa, sia agli Europei ’82 che ai Giochi dell’84. Ai Mondiali è una prima volta: ci andarono molto vicini Dan O’Brien a Stoccarda ’93, salutato da un’indimenticabile ondata di entusiasmo rovesciata da un pubblico di commovente competenza, e Tomas Dvorak a Edmonton 2001.

Tra tutti quelli della confraternita della fatica, dell’ordine cavalleresco delle dieci prove, Eaton, prossimo ai 28 anni, ha un aspetto molto normale: nulla di titanico, di ipertrofico. Velocità e coordinazione lo rendono straordinariamente attraente anche quando è impegnato in prove che non gli sono congeniali. Ha saputo coltivarsi, lucidare ogni faccia del suo diamante fisico, ed è significativo che l’anno scorso, dedicandosi all’undicesima prova, i 400hs, abbia scalato le zone alte della distanza: 48”69 non ha bisogno di molti commenti. Tempo fa ha mostrato un certo interesse per il salto triplo: a occhio, la barriera dei 17 metri non dovrebbe essere una Grande Muraglia.’

Più che alla vittoria a Pechino (centrata con una seconda parte mirabolante, da 1’58”), il trionfo di Genzebe è dovuto al record mondiale centrato sulla pista-miniera di Monaco con accento finale. Il 3’50”46 di Qu Yunxia si avvicinava ai 22 anni di regno e continuava ad avere le sembianze di una montagna troppo alta da scalare anche per chi nella corsa sa esprimere una grazia degna dell’intervento di un poeta come Omar Kayan. La sconfitta patita sui 5000 da parte della sua connazionale Almaz Ayana (la figurina simile a quelle forgiate da Alberto Giacometti ha avuto il premio per la miglior performance fornita nel Nido d’Uccello) l’ha resa molto umana, molto normale dopo che quell’acuto storico l’aveva proiettata in una dimensione da cronache marziane.

Metter le manine sul premio è andato di pari passo con il ricordo delle altre due contendenti (Dafne Schippers e Anita Wlodarcyk), con l’annuncio dell’attacco al record mondiale del miglio indoor (un terreno molto gradito alla signorina Dibaba) il 17 febbraio a Stoccolma e con l’espressione di piena solidarietà a Sebastian Coe: “Sono tempi difficili per il nostro sport e saremo sempre al suo fianco”.

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