Draisci-Paoletta, amiche veloci

17 Aprile 2018

Le due velociste azzurre hanno fatto visita alle Scuole CR Lazio Tivoli e Marmi. Ecco la simpatica intervista doppia! 


 

In due giornate, nell'ambito dell'iniziativa del CR Lazio "A scuola con gli Azzurri", si sono svolti gli incontri con le velociste azzurre Jessica Paoletta e Ilenia Draisci, avversarie, compagne di allenamento e grandi amiche. Da anni si battono a suon di tempi: la Draisci detiene sui 60m piani 7”37, la Paoletta 7”40. Sui 100m la Paoletta passa in testa con 11”41 sull’11”53 della compagna. Sorpresa, hanno lo stesso tempo sui 200m: 23”73. La più veloce? Non riusciamo neanche a capire chi sia la più disponibile e simpatica…

 

Questa è un’intervista doppia, le domande che vi faremo saranno poste anche all’altra. Fatevi un saluto!

I: “Ciao Je’!”

J: “Ciao Ile!”

 

La vostra disciplina è l’emblema dell’atletica leggera, la più seguita, chi è stato il vostro esempio sportivo?

I: “Quando ero piccolina mi piaceva tantissimo Manuela Levorato, un’atleta italiana fortissima, sognavo un giorno di diventare come lei e ricordo che mi feci aiutare da mio fratello per scriverle una lettera alla quale lei rispose. Poi un bel po’ di anni dopo ho gareggiato contro di lei ed è stato un sogno realizzato perché lei era il mio idolo. Ora invece mi ispiro a Bolt, che è l’uomo più veloce del mondo.”

J: “E’ stata Manuela Levorato, ho avuto anche l’onore di correrci nel 2010 e arrivare a pochi centesimi da lei in gara, diventando così la nuova campionessa italiana a Grosseto. E’ stato un onore pure vestire la maglia della nazionale con lei quindi ho già esaudito uno dei miei desideri.”

 

Come è avvenuto il vostro ingresso nel mondo dell’atletica?

I: “All’età di 7 anni i miei genitori mi dissero che era arrivato il momento di scegliere uno sport da frequentare e io dissi che volevo fare calcio come mio fratello grande a cui sono sempre stata molto legata. Mia mamma cercò di farmi cambiare idea dicendomi che il calcio era uno sport prevalentemente maschile e poiché mio fratello in quel periodo faceva anche atletica decisi che se non potevo fare calcio avrei voluto fare atletica. Così mi presentai al campo di Pomezia e mi innamorai di questo sport, cominciai giocando e poi pian piano l’atletica è diventata il mio lavoro.”

J: “Da più piccola facevo ginnastica ritmica sport iniziato a 3 anni. Contemporaneamente ho iniziato con l’atletica in seconda media grazie ai Giochi Sportivi Studenteschi, a quel punto il professore mi indirizzò verso Erik Maestri, tecnico allo stadio della Farnesina. Sono arrivata poi al punto di dover scegliere tra i due sport e, considerando che col tempo non riuscivo più a rimanere così elastica come da piccola e visti i risultati nell’atletica infine scelsi per quest’ultima. Pian pano col tempo sono arrivata a fare atletica a livello agonistico e poi infine come lavoro.“

 

Siete cresciute nelle due società laziali più titolate e di maggior peso nel settore giovanile. Quanto è stata importante la società nel tuo sviluppo di atleta?

J: “La Studentesca Rieti (ora Andrea Milardi) è stata fondamentale. Hanno fatto parte e ancora adesso grandi atleti di un certo livello. Per me è stato tanto stimolante averli intorno e vederli come esempi anche quando ero più piccolina.”

I: “La società è stata fondamentale, io ho iniziato con l’Atletica Pomezia che per me è sempre stata una grande famiglia, poi sono passata a gareggiare con quella che adesso è l’ “ACSI Atletica” e infine sono entrata nel gruppo sportivo dell’Esercito.


Sono sempre stata fortunata con le società perché mi hanno permesso di divertirmi e fare ciò che amavo di più, ora grazie al centro sportivo dell’esercito ho avuto la possibilità di trasformare quella che è stata la mia grande passione in un lavoro.”

 

Avete mai attraversato un periodo no? Come ne siete uscite?

I: “Nel 2013 ho vinto due medaglie ai Giochi del Mediterraneo, è stata la mia stagione migliore ma pochissimo tempo dopo ho avuto un grande problema, appena tornata da un meeting in Svizzera avevo dolore a un piede e, poiché fino a quel momento non avevo mai avuto grossi fastidi, la mia allenatrice si è subito allarmata. Di lì a poco sono riuscita a capire che avevo il morbo di Haglund, ovvero un pezzettino di osso, del calcagno, si era appuntito e dava fastidio al mio tendine così nel giro di pochissimo tempo, grazie anche al sostegno della Federazione e dell’Esercito, mi sono dovuta operare. L’operazione per fortuna è andata benissimo poi appena possibile sono rientrata a gareggiare e ora quello è solo un lontano ricordo. I periodi no ci sono ma è fondamentale affrontarli con il sorriso e con determinazione, perché si possono risolvere per tornare poi più forti di prima.”

J: “L’anno più duro è stato il 2016. Facevo parte del progetto olimpico, in vista di Rio, ma purtroppo a metà stagione mi diagnosticarono un inizio di ernia del disco per cui sono dovuto stare molto tempo ferma, facendo delle punture di ozono terapia. Arrivarono al punto da dirmi che non avrei più potuto fare atletica e che sarei dovuta stare attenta tutta la vita. Grazie però a tanti sforzi, alla mia famiglia, al gruppo sportivo Esercito che mi è stato vicino, alla mia allenatrice Maura Cosso sono riuscita a tornare da dove avevo lasciato, poi io non mollo figurati (ride).”

 

La vostra soddisfazione più grande?

J: “Tutto ciò che ho fatto fino ad ora: iniziare con l’atletica, vestire la maglia azzurra e poi entrare in un gruppo sportivo che è quasi il sogno di ogni atleta, fare della propria passione un lavoro. Ovviamente resta il sogno di partecipare alle Olimpiadi! “

I: “L’atletica mi ha dato moltissime soddisfazioni, sicuramente il primo titolo italiano giovanile è quello che non dimenticherò mai come anche il titolo italiano vinto ai Campionati Italiani Assoluti nel 2011 a Torino. La mia più grande soddisfazione però è stata vincere l’oro ai Giochi del Mediterraneo, è stata un’emozione bellissima salire sul gradino più alto del podio e cantare l’inno è stato stupendo.”

 

I tuoi prossimi obiettivi?

I: “L’anno scorso per me non è stata una buona stagione perché ho avuto problemi all’altro piede, però sono riuscita a risolverli quindi adesso mi sto allenando e ci sono sicuramente come obiettivi i Campionati Europei e i Giochi del Mediterraneo. L’obiettivo più grande è quello di rientrare nel giro della Nazionale e magari di riuscire a prendersi un posto in staffetta.”

J: “Stiamo lavorando per gli europei di Berlino del prossimo agosto e riprendersi completamente dall’infortunio avuto questo inverno per ricominciare a gareggiare, dai Giochi del Mediterraneo, ai cds magari.”

 

In che rapporti sei con Jessica?

Siamo in buonissimi rapporti, io e Jessica ci conosciamo da quando eravamo piccolissime poi crescendo siamo entrate in Nazionale insieme quindi abbiamo partecipato a tantissimi raduni nei quali stavamo in stanza insieme, adesso lei si è trasferita e si allena con me a Pomezia. Siamo grandissime amiche ma anche grandi rivali, noi diciamo sempre che in pista non ci sono amici, siamo tutti nemici, poi appena la gara è finita si torna a giocare e divertirsi come prima.

 

Ilenia quando hai capito di essere una velocista?

I primi anni per me sono stati soprattutto anni di gioco, appena ho iniziato facevo di tutto, ogni specialità, infatti ho partecipato a una gara di marcia, ho provato salto in lungo e salto in alto, i 600 metri e gli ostacoli. Già da piccolina comunque ero abbastanza forte sia nella velocità che nel salto in lungo tanto che in quest’ultima specialità ho gareggiato fino alla categoria allievi, poi pian piano mi sono specializzata nella velocità in cui ottenevo i migliori risultati tra cui il terzo posto al Criterium Cadetti che mi ha fatto capire che quella era la mia strada. Essere una velocista mi fa sentire viva, ho 27 anni e mi diverto ancora tantissimo.

 

A cura di Lorenzo Minnozzi e Beatrice Pisani




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