Donetsk, subito 32 azzurri in gara

09 Luglio 2013

Al via domani la rassegna mondiale U18 in Ucraina: al debutto Ilaria Casarotto (giavellotto), Giuseppe Biondo (400hs) e Benedetta Cuneo (triplo).

 

di Raul Leoni

La spedizione azzurra si mobilita in forze per la prima giornata dei Mondiali U18 a Donetsk: sulla pista dell’Olimpiyskiy Stadion scenderanno subito 32 atleti, quasi la metà dell’intero contingente (65 iscritti) selezionato da Stefano Baldini e dal suo staff. E anche il peso specifico dell’avanguardia italiana non va sottovalutato: in primo luogo la capolista mondiale stagionale del giavellotto Ilaria Casarotto (56.97 di personale) – data in condizione eccellente, 54.85 nell’ultimo test prima della partenza, al meeting di Abano – cerca il passi per la finale in programma giovedì alle 18.30 italiane. E poi l’aretina Benedetta Cuneo (13.19, settimo accredito in lista per la "capitana" della squadra) inizia il suo mondiale con le qualificazioni del triplo, in attesa di cimentarsi anche nel lungo, mentre il palermitano Giuseppe Biondo (52.30 sui 400hs, terzo tempo tra gli iscritti, dopo i due americani) affronta con un leggero problema alla caviglia - e una scomoda ottava corsia - la prima fatica della sua trasferta. Poiché l’ucraina d’Italia, Nicole Reina, ha scelto la prova dei 2000m siepi (batterie nella sessione mattutina di venerdì 12 luglio), la finale diretta dei 3000m femminili sarà una delle poche gare del programma nelle quali non ci sono azzurri iscritti: a proposito di siepi, da seguire con attenzione Giulio Perpetuo e Said Ettaqy nel 1° turno della prova al maschile. Tra le finali in programma nella prima giornata - oltre ai 3000m donne - anche due prove di lancio, con qualificazioni da giocarsi già in mattinata: il peso maschile – dove il migliore degli azzurri è il primatista italiano al coperto Sebastiano Bianchetti – ed il disco allieve, in pedana la primatista nazionale del martello Giulia Camporese che ha ottenuto il minimo anche in questa gara. Per la cronaca, sono stati comunicate le misure di accesso diretto alle finali dei concorsi: alto 2.09 e 1.79, asta 4.85 e 3.90, lungo 7.35 e 6.00, triplo 15.30 e 12.80, peso 19.40 e 16.00, disco 58.00 e 48.50, martello 71.50 e 64.50, giavellotto 71.00 e 51.00.

GLI AZZURRI IN GARA NELLA PRIMA GIORNATA

(10 luglio, mattina – ora italiana)

Ore 8.30 – 100hs F (batterie) Rachel Malamo, Camilla Papa

Ore 8.35/9.50 – Disco F (qual A/B) Giulia Camporese

Ore 9.05 – Peso M (qual A/B) Sebastiano Bianchetti, Leonardo Fabbri

Ore 9.10 – 400m M (batterie) Giuseppe Leonardi, Emanuele Grossi

Ore 9.40 – Lungo (qual A/B) Filippo Randazzo, Alessandro Li Veli

Ore 10.00 – 1500m F (batterie) Federica Zenoni, Silvia Salera

Ore 10.25 – 100m (Octathlon) Andrea Carioti, Simone Fassina

Ore 10.45 – Alto F (qual A/B) Erika Furlani, Eleonora Omoregie   

Ore 10.50 – 400m F (batterie) Alice Mangione, Eleonora Marchiando

Ore 11.30 – Lungo (Octathlon) Andrea Carioti, Simone Fassina

Ore 11.45 – 100m M (batterie) Andrea Federici, Francesco Tarussio

(10 luglio, pomeriggio – ora italiana)

Ore 16.00 – 400hs F (batterie) Elisa Rovere, Rebecca Sartori

Ore 16.00/17.15 – Giavellotto F (qual A/B) Ilaria Casarotto, Sara Corradin

Ore 16.25 – Peso (Octathlon) Andrea Carioti, Simone Fassina

Ore 16.35 – 400hs M (batterie) Giuseppe Biondo, Matteo Beria

Ore 17.10 – triplo F (qual A/B) Benedetta Cuneo

Ore 17.15 – 100m F (batterie) Annalisa Spadotto Scott, Julia Calliari

Ore 18.05 – Peso (finale) ev Sebastiano Bianchetti, Leonardo Fabbri

Ore 18.15 – 400m (Octathlon) Andrea Carioti, Simone Fassina

Ore 18.40 – 2000st M (batterie) Giulio Perpetuo, Said Ettaqy

Ore 18.40 – Disco F (finale) ev Giulia Camporese

Ore 19.10 – 800m (batterie) Marco Lano, Jacopo Peron

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UNO SGUARDO AL PASSATO - La rassegna iridata “allievi”, l’ultima creatura partorita dalla fervida mente del presidente della Iaaf Primo Nebiolo, ha acquisito via via credibilità a partire dalla prima edizione, celebrata a Bydgoszcz nel luglio del ’99, pochi mesi prima della scomparsa del grande dirigente torinese. E, d’altronde, i tempi erano maturi: nel ’98 si erano infatti tenuti i World Youth Games allo Stadio Luzhniki di Mosca, con una grandissima partecipazione da tutto il mondo. Era stata quella la prima volta nella quale Yuriy Borzhakovskiy, dominando gli 800m, aveva mostrato al grande pubblico quali fossero le sue potenzialità. Una volta dato il via con l’edizione di Bydgoszcz, in ogni caso, i Mondiali allievi hanno riscosso un successo incondizionato. I contenuti tecnici sono sempre stati appetibili, i duelli appassionanti: non si contano le stelle uscite dalla rassegna mondiale giovanile, da Stephen Cherono (poi diventato primatista mondiale come … Saif Said Shaheen del Qatar) a Yelena Isinbayeva, da Darrel Brown a Kenenisa Bekele, da Jana Pittman a Kamila Skolimowska (scomparsa poi prematuramente) e moltissimi altri.

Per gli italiani non è mai stato facile farsi largo a questi livelli, pur essendo stata la kermesse iridata degli allievi una palestra per diversi ragazzi che poi si sono affermati nel prosieguo della carriera: basti pensare che all’edizione inaugurale di Bydgoszcz andarono elementi come Chiara Rosa, la quale nell’occasione conquistò nel peso l’unico bronzo di quell’avventura in terra polacca e ora compare nell’albo d’oro dei primati nazionali assoluti con il suo 19.15 (ottenuto due volte, nel 2007 e nel 2009). O come il compianto Cosimo Caliandro, allora finalista dei 1500m e laureatosi nel 2007 campione europeo dei 3000m indoor. E ancora Vincenza Calì, semifinalista nei 200m, o Agnes Tschurtschenthaler, ottima mezzofondista, che corse con coraggio nei 1500m. O come Micol Cattaneo, che alla prima esperienza internazionale mancò di poco una strepitosa finale dei 100hs.

L’edizione successiva – quella del luglio 2001 - si celebrò a Debrecen, in Ungheria, con gli auspici dell’allora segretario generale della Iaaf Istvan Gyulai – un altro grande dirigente prematuramente venuto a mancare – e per noi fu l’edizione che consacrò la prima uscita mondiale di Andrew Howe: il reatino conquistò il bronzo in una competizione del lungo molto tirata. E volle il caso che anche in quella occasione, come poi successe in modo ancor più clamoroso nella vittoriosa finale dei Mondiali juniores di Grosseto 2004, un suo salto non sia stato rilevato dalla misurazione tanto che l’azzurro fu costretto ad un turno supplementare. A Debrecen, oltre ad Andrew, si comportarono molto bene anche il bergamasco Daniele Paris, 5° nella marcia, e la discobola reatina Valentina Aniballi (7^). Come pure l’ascolano Massimo Marussi, che si meritò l’ingresso nella finale del martello e un paio di anni più tardi migliorò il record italiano juniores. In finale andarono anche l’altista Marina Caneva e il siepista Luca Del Curto, mentre fallì l’obiettivo la staffetta mista maschile, anche perché Howe corse la frazione di 200m ormai svuotato di energie per l’estenuante gara di lungo del giorno prima.

Ancora due anni e nel 2003 ci si ritrovò a Sherbrooke, in Canada, in un momento di grande apprensione: era scoppiata l’epidemia della Sars e nel luglio 2003 la località nordamericana era indicata tra le zone a rischio. Quella volta gli azzurri non conquistarono alcuna medaglia, ma la spedizione si rivelò una delle più consistenti della nostra storia: tre quarti posti – con Giorgio Rubino nella marcia, con Vanessa Alesiani nel triplo e con Laura Gibilisco nel martello – oltre alla quinta piazza di Veronica Borsi sugli ostacoli e l’ottava di Giulia Arcioni nei 200m.

Nel luglio 2005, a Marrakech, fu la volta di Matteo Galvan a salire sul podio: un fantastico bronzo sui 200m che rivelò il talento del vicentino, miglioratosi in tutti e tre i turni di gara. E poi ancora il bel 5° posto nel giavellotto di Leonardo Gottardo: il padovano in seguito ha dovuto combattere con la sfortuna e un perdurante infortunio alla spalla prima di affermarsi a livello assoluto, ma in Marocco mise a segno un fantastico primato italiano con il giavellotto da 700 grammi, 74.80. E si comportarono bene anche i marciatori, con i bergamaschi Matteo Giupponi e Sabrina Trevisan capaci di piazzamenti da finale e il reggiano Lorenzo Franzoni, 11° nel triplo. Stesso piazzamento ottenne la martellista abruzzese Azzurra Di Ventura. I nostri risentirono in parte, come spesso è successo in occasione dei Mondiali U18, del vicino impegno dell’EYOF: soprattutto nel 2005 si finì per privilegiare l’evento europeo perché organizzato in casa, a Lignano, appena una settimana prima.

La quinta edizione di Ostrava (2007) rappresentò un reale momento di crescita, considerato che per la prima volta gli azzurri conquistarono più di una medaglia: a salire sul podio furono Elena Vallortigara – poi decorata nell’alto anche a livello juniores – e il marciatore Vito Di Bari, dopo una competizione dallo svolgimento drammatico per le condizioni ambientali. Il bilancio dei nostri ragazzi registrò anche due quinti posti nella marcia con l’allora esordiente Antonella Palmisano, poi capofila del movimento giovanile per diverse stagioni, e l’abruzzese Riccardo Macchia. Al di là dei piazzamenti, il dato più interessante della spedizione fu costituito dai miglioramenti personali: a testimonianza di un giusto approccio agonistico da parte degli azzurri. Oltre a 4 nuovi primati italiani di categoria: nei 2000st con Valeria Roffino, nella marcia con la già ricordata Palmisano e con i due specialisti delle prove multiple Michele Calvi e Odile Ngo Ag. Ma in generale molte delle prestazioni segnate nella cittadina morava furono abbastanza vicine al top personale degli atleti. Un rendimento decisamente consistente per i nostri ragazzi, molti dei quali raramente avevano avuto esperienze al di fuori dei confini nazionali, per non dire regionali.

Quando la sede venne assegnata a Bressanone, per l’edizione 2009, ci presentammo ovviamente con un contingente molto più numeroso che in passato: e tutti i 47 convocati (31 ragazzi e 16 ragazze) ebbero almeno una presenze-gara. Quella della “Raiffeisen Arena” sarà per sempre ricordata come un'edizione da record per i colori azzurri: la prima volta di un titolo mondiale (Alessia Trost nell'alto), il maggior numero di medaglie (aggiungendo i due bronzi di Giovanni Galbieri nei 100 metri e di José Bencosme nei 400 ostacoli), il top nella classifica a punti (24, meglio dei 23 di Sherbrooke 2003 dove pure furono 6 i finalisti classici). Anche in questo caso i ragazzi fecero tesoro dell’esperienza, lottando con determinazione nella quasi generalità dei casi e migliorando un gran numero di primati personali. Oltre ai medagliati, vanno segnalati il 5° posto di Lorenzo Veroli nei 400hs e una nutrita serie di piazzamenti in finale come quelli di Giuseppe Gerratana (2000st), Simone Fusiani (asta), Dimitris Mouratidis e Martina Bellio (triplo), Daniele Secci e Francesca Stevanato (peso). E alcuni mancarono l’obiettivo pur battendosi al meglio delle proprie possibilità, come i due ostacolisti Ivan Mach di Palmstein e Silvia Zuin.

Nello Stadio di Villeneuve d’Ascq, si tenne l’edizione del 2011: in un mese di luglio che alla zona metropolitana di Lille – completamente attivata per l’occasione – riservò una bizzarra combinazione di estate, primavera, autunno e inverno nel breve giro di una settimana. Gli azzurri si presentarono in forze, per quella che – almeno fino a quel momento – era la più numerosa tra le spedizioni registrate in terra straniera (dei 40 convocati, scesero in pista 24 ragazzi e 15 ragazze): e anche i risultati complessivi furono lusinghieri. A parte le due medaglie, entrambe nel salto in lungo – bronzo per il piacentino Stefano Braga (con Riccardo Pagan infortunato dopo essere risultato quarto in qualificazione), argento per la sassarese Anastassia Angioi (fino all’ultimo in corsa per l’oro) – la formazione italiana raccolse otto presenze trai finalisti classici (i primi otto): la reatina Roberta Bruni, che pure puntava ad una medaglia nell’asta, fu sesta, come la pesista reggina Monia Cantarella. Al 7° posto terminarono il martellista Marco Bortolato e la lunghista Ottavia Cestonaro, la quale puntava invece ad un piazzamento di prestigio nel triplo. E poi ottavi furono il discobolo Martin Pilato e la marciatrice Anna Clemente, che nella stagione precedente aveva conquistato a sorpresa il titolo olimpico giovanile a Singapore. Tra i finalisti oltre l’ottavo posto ci furono la triplista salentina Francesca Lanciano (11^) e i due specialisti dei 1500 metri Lorenzo Dini ed Emilio Perco (rispettivamente 9° e 12° con il feltrino logorato da un’improvvisa influenza): un segno di risveglio, per il nostro mezzofondo giovanile, che portò in pista altri due validissimi elementi come Samuele Dini – l’altro gemello livornese – e il siepista Italo Quazzola. Tra coloro che erano partiti con qualche ambizione, mancò l’obiettivo l’ostacolista lombardo Lorenzo Perini (peraltro molto sfortunato nella sua semifinale): forse il più deluso, insieme con l’astista Bruni, sul volo del rientro. Ma entrambi si presero una rivincita trionfando all’Eyof di Trabzon un paio di settimane più tardi. In ogni caso il comportamento degli azzurri fu nel complesso esemplare: un gruppo compatto e affiatato, che fece squadra sotto ogni punto di vista. Dato importante, perché da qui doveva uscire la zoccolo duro della nostra partecipazione ai successivi Campionati Europei juniores del 2013, già assegnati a Rieti.

File allegati:
- Le pagine IAAF sulla manifestazione
- LOC website
- ORARIO/RISULTATI


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