Doha, Tortu settimo nella finale mondiale

28 Settembre 2019

Lo sprinter (10.07 nell'ultimo turno) centra l'appuntamento con la storia, a 32 anni da Pavoni. Promosso anche Claudio Stecchi nell'asta (5,75), eliminata la staffetta mista, out per soli 36 centesimi


 

La serata di Doha regala all'Italia il secondo finalista mondiale della storia dei 100 metri: 32 anni dopo Pierfrancesco Pavoni (che fu tra gli otto sia nei 100 che nei 200 ai Mondiali di Roma 1987) arriva Filippo Tortu, che chiude la sua esperienza iridata - in attesa della staffetta 4x100 - al settimo posto assoluto, correndo in 10.07 (+0.6). Oro allo statunitense Coleman (9.76), davanti all'immortale Justin Gatlin (USA, 9.89) e al canadese Andre De Grasse (9.90). In precedenza, Tortu aveva ottenuto la promozione al turno decisivo chiudendo al terzo posto (10.11) la sua semifinale, con un solo millesimo di secondo di margine sul quarto classificato, e al termine di una rimonta straordinaria. Sfortunato Marcell Jacobs, l'altro azzurro impegnato nelle semifinali dei 100 metri, eliminato con un 10.20 che è peggiore del 10.07 del primo turno. Qualificazione alla finale anche per il saltatore con l'asta Claudio Stecchi, che valica con grande sicurezza i 5,75 richiesti per il passaggio diretto del turno. Eliminati gli staffettisti della 4x400 mista (Edoardo Scotti, Giancarla Trevisan, Raphaela Lukudo e Brayan Lopez, 3:16.52 il loro tempo), noni e fuori dalla finale per soli 36 centesimi di secondo, così come Giovanni Faloci nel disco (59,77). Tra gli altri titoli assegnati nella serata, da segnalare quello del lungo, conquistato dal giamaicano Tajay Gayle con un sensazionale 8,69 (decima prestazione mondiale di sempre), e quello dei 10000 metri donne, andato all'olandese Sifan Hassan, con il miglior crono mondiale dell'anno (30:17.62). In serata (start alle 22:30 italiane) la 50km di marcia, che vedrà al via Eleonora Giorgi, Nicole Colombi, Mariavittoria Becchetti, Teodorico Caporaso e Michele Antonelli.

LE GARE DEGLI AZZURRI

100 metri uomini - Finale - Il sogno, condiviso da tanti, di vedere una maglia azzurra in una finale mondiale dei 100 metri, si realizza nella serata di Doha, quando Filippo Tortu si presenta ai blocchi di partenza insieme agli altri sette uomini più veloci del pianeta. Alla fine per Tortu arriva un settimo posto (con lo stagionale di 10.07, vento +0.6) che è merce preziosa per l'atletica italiana. Vince Christian Coleman (USA), come da previsioni della vigilia, con un sonoro 9.76, la cifra del mondiale stagionale, nuovo limite stagionale e sesta prestazione mondiale di tutti i tempi. Alle sue spalle c'è ancora una volta Justin Gatlin, argento in 9.89 alla bella età di 37 anni, un centesimo meglio di Andre De Grasse, 9.90. Tortu corre bene: buona reazione allo sparo (0.158), e valutazione adeguata in tutte le fsi successive. A conti fatti, batte il canadese Aaron Brown (che già aveva superato a Rieti quest'anno), e mette l'impronta sulla prima grande finale della sua vita di sprinter. Ora si può dire: non è più una giovane promessa, ma una realtà dell'atletica mondiale. La staffetta 4x100 italiana metterà in campo un finalista ed un semifinalista (Marcell Jacobs, che avrebbe potuto essere in questo gruppo), in attesa di vedere cosa saprà fare sui 200 anche Eseosa Desalu.

4x400 mista - Trentasei centesimi. Tokyo a volte può risultare più vicina di quanto sembri. E allo stesso tempo, per una sorta di paradosso, restare lontana. In sintesi: la staffetta azzurra 4x400 mista (Edoardo Scotti, Giancarla Trevisan, Raphaela Lukudo e Brayan Lopez) manca l'accesso alla finale per i 36 centesimi di cui sopra, classificandosi al nono posto (3:16.52, quattro decimi più di quanto fatto registrare in maggio ai Mondiali di specialità di Yokhohama) e perdendo l'appuntamento con la qualificazione diretta ai Giochi Olimpici del prossimo anno, riservata agli otto finalisti. Un peccato, anche in considerazione del fatto che gli azzurri - fatti salvi i meriti di chi ha corso, e bene, questa sera - non ha schierato due pedine come Davide Re e Ayomide Folorunso. Sta di fatto che a volare ai Giochi sono, con le big, Brasile, India e Belgio, che corrono tutte su tempi alla portata (ovviamente solo teorica) degli azzurri. La gara racconta di una bella corsa del quartetto italiano: ben lanciata da Edo Scotti e Giancarla Trevisan, Raphaela Lukudo risale posizioni, mettendo Brayan Lopez nel cuore della corsa. L'arrivo in volata vede però l'Italia soccombere, visto che il Belgio, che la precede, si aggiudica l'ultimo dei posti messi a disposizione via ripescaggio con i tempi. Nella prima batteria, gli Stati Uniti fissano il giovane record del mondo di questa specialità correndo in 3:12.42.

Asta uomini - qualificazioni - Il 2019 di Claudio Stecchi è stato già l'anno della svolta. In inverno, la finale (con podio sfiorato) agli Europei indoor di Glasgow; in estate, la finale mondiale assoluta, centrata qui a Doha al termine di una qualificazione condotta con estrema sicurezza. La Q è maiuscola, perché il fiorentino non esita di fronte ai 5,75 richiesti sulla soglia della porta iridata; al secondo tentativo (così come a 5,70) Stecchi è sicuro, disegna una parabola perfetta ed esulta già in aria, quando gli è chiaro di essere già al di là dell'asticella. Cinque soli salti per lui: l'ingresso a 5,60 (superato alla prima prova), poi i due tentativi a 5,70 e i due a 5,75. Qualificato, come fanno i grandi della specialità. In due fanno percorso netto: lo statunitense Sam Kendricks e il polacco Piotr Lisek, i due favoriti per l'oro. Va fuori Renaud Lavillenie, così come l'altro polacco Pawel Wojchiechowski, mentre fatica anche lo svedese Duplantis, il cui 5,75 arriva al terzo tentativo. In otto fanno la misura d'ammissione diretta, Stecchi è quinto in classifica. Un azzurro non entrava in finale mondiale da dieci anni, ovvero dall'edizione di Berlino 2009: a ottenerla (settimo posto conclusivo) fu Giuseppe Gibilisco, che oggi è consulente tecnico di Stecchi.

100 metri uomini - semifinali - Trentadue anni dopo, un azzurro centra l'accesso alla finale mondiale dei 100 metri. A Roma, nel 1987, fu Pierfrancesco Pavoni (che fece doppietta con la finale dei 200); qui, a Doha, è Filippo Tortu a entrare nei primi otto sprinter del globo. Il predestinato dello sprint del nostro Paese, primatista nazionale assoluto con 9.99, primo italiano della storia a scendere sotto i 10 secondi netti sulla distanza regina dell'atletica, compie un capolavoro piazzandosi al terzo posto della sua semifinale in 10.11 (vento +0.8 m/s), al termine di una rincorsa magistrale. Comincia malissimo, con una reazione allo sparo ai limiti dell'assurdo (0.217), addirittura dieci centesimi peggiore di quella del britannico Hughes (che fa un eccellente 0.113). Ma da lì comincia una cosa che ha dell'incredibile: l'azzurro si lancia in progressione, e con un lanciato mai visto prima, piomba sugli avversari bruciando tutti i concorrenti nella lotta per la finale. Davanti, il sudafricano Simbine fa 10.01, mentre Hughes, grazie anche a quell'avvio magistrale, è secondo in 10.05; dietro di loro, c'è l'azzurro, c'è Tortu, una furia, affondato sul traguardo come pochi al mondo riescono a fare. Tra lui e il giamaicano Tracey (accreditato dello stesso tempo), un solo millesimo di secondo. Poi Rodgers, 10.12, in quello che sembra più un corpo a corpo che una prova di sprint. Al punto che ci vogliono interminabili minuti prima che il tricolore faccia capolino sul grande schermo scatenando la gioia di Tortu e degli italiani nello stadio. Tra i battuti, il giapponese Kiryu, e il francese Vicaut. Uno sprint, ancora uno, per recuperare la zona di riscaldamento. Poi, sarà finale.
Tortu sorride, Marcell Jacobs, al contrario, mastica amaro. L'ordine d'arrivo che lo mette al settimo posto nella prima semifinale con 10.20 (-0.3) non è la cosa che più fa male. Perché il dato peggiore è, con ogni probabilità, il crono del secondo classificato alle spalle di Chris Coleman (9.88): ovvero, il 10.12 del canadese Aaron Brown, qualificato per la finale con un tempo peggiore di quello realizzato ieri dall'azzurro in batteria. E' vero che ogni gara fa storia a sé, specie nello sprint, però la sensazione che il traguardo fosse abbondantemente alla portata di Jacobs rimane. E brucia. La reazione allo sparo del bresciano è mediocre (0.180), ma va ancora peggio nella fase di accelerazione, quando gli appoggi a terra risultano sordi, e l'assetto complessivo ne risulta sbilanciato. Jacobs accumula subito il ritardo che lo mette fuori gioco, e nel lanciato non c'è lo spazio per recuperare. Senza voler eccedere in giudizi, il pensiero che due azzurri potessero essere in finale ai mondiali, rimane. Come un tarlo nella testa.

Disco uomini - qualificazioni - Disco rosso per Giovanni Faloci. Il perugino (di Città di Castello) è eliminato con un miglior lancio di 59,77 (serie: 58,83; N; 59,77), troppo poco per palcoscenici di questo tipo, dove anche superare i 60 metri non garantisce la soglia della sufficienza. Tanto meno, chances di passare il turno. Per andare in finale, servono almeno 63 metri, mentre l'unico che va oltre la fettuccia gialla del limite richiesto per la promozione diretta (65,50) è lo svedese Stahl, il capolista stagionale, con 67,88.

m.s.

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