Cross: le origini degli Europei

16 Novembre 2016

Verso la rassegna continentale dell’11 dicembre a Chia, iniziamo un viaggio nelle radici della manifestazione

di Giorgio Cimbrico

Molti pensano che l’Europeo di corsa campestre sia un’invenzione piuttosto recente guardando alla data di fondazione, il 1994. Formalmente può anche essere così, ma in realtà le radici del confronto tra i migliori specialisti dell’erba e del fango del Vecchio Continente deve essere retrodatata andando a pescare in profondità, sino al 1903 quando all’ippodromo di Hamilton, Lanarkshire, venne messo in scena il primo Championship aperto alla partecipazione delle stesse quattro Home Unions che, nello stesso periodo storico, davano vita anche a un altro Championship, il futuro Cinque e poi Sei Nazioni di rugby: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda.

E’ suggestivo ricordare che in quell’occasione, 113 anni fa, si gareggiò nelle Lowlands, le terre basse scozzesi, e nel 1994, quando l’Europeo vide la luce, l’edizione inaugurale ebbe come sede Alnwick, Northumberland, estremo nord dell’Inghilterra, non lontano dal Border, in linea d’aria a poche decine di miglia da dove tutto ebbe inizio con la vittoria di Alfred “Alfie” Shrubb nell’individuale e dell’Inghilterra nella prova a squadre. Shrubb, un bel vittoriano con baffetti e capelli impomatati, classe 1879, merita una digressione: originario di Slinfold, West Sussex, gareggiò tra i dilettanti dal 1899 al 1905 e in questo status, oltre che mettere due volte le mani sul titolo del Cross Country Championship (dopo Hamilton, vinse anche nel 1904 a St Helen’s), firmò all’Ibrox Park di Glasgow un memorabile record mondiale dell’ora, 18.742 metri. Abbracciata la carriera professionistica, diede vita a una serie di dieci faccia a faccia con Tom Longboat, canadese della tribù Onondaga, portaordini durante la Grande Guerra nel corpo di spedizione che ebbe il suo momento gloria nell’attacco e nella sanguinosa conquista della cresta di Vimy.

Shrubb abdicò dal regno dei 60’ nove anni dopo, ad opera di Jean Bouin, il piccolo Hercules de Marseille che, oltre ad infrangere il muro dei 19 km, trionfò nel Championship nel 1911 a Newport, Galles, nel 1912 a Edimburgo, e nel 1913 a Juvisy, nella regione dell’Ile de France, proponendosi come primo continentale a conquistare la corona dei prati. Poco più di un anno dopo, sarebbe caduto, vittima forse del fuoco amico, nella prima battaglia della Marna. Gli anni Venti segnarono l’apertura del Championship ad altri paesi europei ma, a parte il successo del francese Joseph Guillemot nel ’22 nella prova intorno al gigantesco Hampden Park di Glasgow, e le due salite al podio di Seghir Beddari, algerino di Costantina trapiantato a Parigi e primo africano a far capolino tra i grandi del cross, non mutarono le coordinate: l’Inghilterra rimase la dominatrice conquistando sedici dei venti titoli in palio tra il 1920 e il 1939.

Simbolo di questo monopolio è Jack Holden che dopo la tripletta 1933-1934-1935, centrò il poker nel 1939 in Galles, all’ippodromo di Glamorgan, precedendo i nordafricani di Francia Mohamed el Ghazi e Salem Amrouche. Holden è un personaggio memorabile: nativo di Bilston, nelle Midlands, dove una avenue porta il suo nome, servì nella Raf nella seconda guerra mondiale e a 43 anni seppe conquistare nella maratona sia il titolo del Commonwealth a Auckland (correndo con una scarpa nel finale) che quello europeo a Bruxelles. E’ scomparso nel 2004, una settimana prima di compiere i 97 anni, sfiorando l’immortalità. Settant’anni fa il Championship, come una fenice che rinasce dalle sue ceneri, riprese vita proponendo un radicale cambiamento che porta i nomi di Raphael Pujazon e di Alain Mimoun, due dei protagonisti della prossima puntata. Gli anni che vengono ricordati come quelli del Cross delle Nazioni.



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