Crippa: “Da Tenerife con vista Olimpiadi”

24 Novembre 2020

La stella del mezzofondo azzurro si allena alle Canarie in altura: “Al lavoro per costruire le basi della stagione. Penso ai Giochi da sempre, a Tokyo per far meglio dell’ottavo posto ai Mondiali”

 

Si corre verso le Olimpiadi di Tokyo. Per Yeman Crippa con un mese di allenamento in altura a Tenerife, a circa 2100 metri di quota: due settimane già trascorse a Las Cañadas, nel parco nazionale del vulcano Teide dove è sbarcato il 9 novembre, e altre due da affrontare fino al 7 dicembre nell’isola spagnola delle Canarie. “Era difficile trovare una soluzione migliore nel periodo autunnale - racconta il 24enne trentino delle Fiamme Oro - visto che non si poteva andare in Kenya come nelle ultime due stagioni, a causa dell’attuale emergenza sanitaria. La temperatura non è bassa, intorno ai quindici gradi. Ma spesso c’è vento, con poca vegetazione, e zero vita sociale, senza gente in giro, però in questo momento va bene così”. Il pensiero è ai Giochi, l’appuntamento più importante. “È quella la manifestazione che desidero da tanto tempo, da quando ho iniziato a correre. Ho già partecipato a un Mondiale e mi immagino che l’atmosfera sia simile, ma più bella. Vorrei viverla per capire come è davvero”. L’uomo dei record del mezzofondo azzurro ha ancora tanta fame di risultati. Tre primati in meno di un anno: una serie aperta con l’exploit di Doha, alla rassegna iridata nell’ottobre del 2019, togliendo il limite dei 10.000 in 27:10.76 a Totò Antibo che poi lo scorso settembre si è visto sottrarre anche quello dei 5000 metri (13:02.26 a Ostrava), per chiudere la tripletta con 7:38.27 (meglio di Gennaro Di Napoli) nei 3000 al Golden Gala di Roma.

IN ALTURA - La preparazione è ricominciata nella sua Trento, durante l’ultima settimana di ottobre, prima di partire per la trasferta. “Sto svolgendo un buon lavoro aerobico di costruzione, quindi non su ritmi veloci, con il mio coach Massimo Pegoretti. C’è un percorso lungo con molti saliscendi, ma anche uno di quattro chilometri e mezzo sull’asfalto per il fondo medio. Nel menu anche le variazioni di 10-12 km su strada o sterrato, con i 1000 metri come distanza più corta, invece scendo a livello del mare una volta alla settimana per andare in palestra”.

Insieme al compagno di allenamenti, l’azzurro dei 1500 metri Mohad Abdikadar (Aeronautica), mentre si sono aggregati Yassin Bouih (Fiamme Gialle, che oggi compie 24 anni) e l’albanese David Nikolli (Atletica Cento Torri Pavia) e sul posto c’è anche Thierry Ndikumwenayo, burundese che vive in Spagna.

CINQUE CERCHI - Quale gara scegliere a Tokyo? “Per il momento non sto a pensarci - spiega Crippa - se solo una tra 5000 e 10.000 metri oppure entrambe. La decisione sarà presa in seguito, anche valutando la condizione. Alle Olimpiadi punto a un buon piazzamento, per migliorare quello dei Mondiali di Doha. Se lì sono arrivato ottavo nei 10.000 metri, l’intenzione è di fare un passo in avanti. Tutto quello che ci sarà prima, lo vivrò in funzione dei Giochi. Ma sarebbe importante poter gareggiare a febbraio o marzo, nel cross o anche su strada, prima di avviare la stagione su pista”. Con l’obiettivo anche sui record. “Di sicuro mi piacerebbe crescere in tutte due le distanze: quest’anno ho tolto cinque secondi al personale nei 5000 e ne mancano un paio per abbattere il muro dei tredici minuti. Certo, anche gli altri vanno sempre più forte e in questa stagione sono caduti ambedue i record del mondo. Perciò voglio migliorarmi ancora, procedendo per gradi. In tutto, non solo nel finale di gara, per rimanere vicino ai più forti il più a lungo possibile”.

LA LEZIONE DEL 2020 - C’è sempre da imparare per un atleta ambizioso come Crippa, anche in un’annata anomala. “Per come si erano messe le cose, con lo stop di primavera per il lockdown, non mi aspettavo di avere questi risultati. Ma il 2020 mi ha insegnato a non arrendermi, a non perdere di vista i miei obiettivi, continuando a rincorrerli. E non bisogna mai pensare che è impossibile andare avanti, nonostante le difficoltà. Ho provato ad adattarmi alla situazione, provando a fare qualcosa di diverso rispetto ai piani iniziali: niente grandi eventi, neppure gli Europei di cross dove avevo vinto il bronzo a Lisbona un anno fa, ma progressi cronometrici anche su distanze più brevi”. Notevoli i tempi realizzati sui 1500 metri (3:35.26 a Rovereto, il più veloce per un azzurro dal ’96) e nel miglio (3:52.08 a San Donato Milanese, a dodici centesimi dal primato italiano). “Posso dire di esserci riuscito. Anche dopo la delusione di Montecarlo, dove mi sono ritirato nella prima gara dell’anno sui 5000 metri. Sapevo di aver lavorato, non poteva essere una giornata storta a rovinarmi la stagione”.

l.c.

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