Bressanone: Perini 13.67, Chilà 7,72

11 Giugno 2016

Nella seconda giornata dei Campionati Italiani Juniores e Promesse, l'ostacolista dell'Aeronautica vince e si migliora di tre centesimi. Il 18enne lunghista calabrese conferma il PB all'aperto.  


 

di Raul Leoni

La giornata più lunga dei Campionati Italiani Juniores e Promesse: oggi a Bressanone (BZ) assegnati 38 titoli in 12 ore di gare. Tra sprazzi di sole e acquazzoni non sono comunque mancati ottimi risultati. Su tutti il 13.67 (+1.2) nei 110hs U23 di Lorenzo Perini. Tre centesimi di PB per il lombardo dell'Aeronautica e l'ennesimo tassello di una lunghissima collezione di successi giovanili sulle barriere. Stavolta, però, all'orizzonte per lui ci sono gli Europei assoluti di Amsterdam. Ancora lungo in copertina con il recordman under 20 indoor Gabriele Chilà che atterra a 7,72 (+0.9) eguagliando il recente personale all'aperto. Per l'ancora 18enne calabrese un bell'accredito in vista dei Mondiali Juniores di Bydgoszcz. Proiettati a suon di personale verso la rassegna iridata in Polonia anche l'astita piemontese Matteo Capello (5,30) e i quattrocentisti Vladimir Aceti (47.17), Brayan Lopez (47.33) e Rebecca Borga (53.83). Sul giro di pista Promesse il siciliano Giuseppe Leonardi non smentisce il pronostico vincendo ancora sotto i 47 secondi (46.73). Senza dimenticare il 46:00.67 sui 10.000 metri di marcia con cui la pugliese Noemi Stella aveva aperto la mattinata: è il secondo crono under 20 alltime dopo il suo record nazionale di 44:43.78 centrato un anno fa agli Europei Juniores. Nei lanci U20 tornano sopra i 60 metri le martelliste Lucia Prinetti (61,09) e Sara Fantini (60,55), mentre nel giavellotto Luisa Sinigaglia (51,27) supera Ilaria Casarotto (49,71). Lo junior Marco Bigoni fa 13.91 nei 110hs junior, mentre nella finale femminile anche Nicla Mosetti (13.78) entra nella top-10 di sempre U20. Chiude una firma d'autore, quella del campione europeo junior dei 10000 Pietro Riva: il neo-poliziotto domina in solitario i 5000 (14:21.86).

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IL RACCONTO DELLA SECONDA GIORNATA

JUNIORES uomini

5000m (finale) – Per l’ultima gara di un programma infinito, la pioggia decide di concedere una tregua: a scatenare l’inferno, per i rivali, ci pensa invece Pietro Riva. Il campione europeo dei 10000 ad Eskilstuna, con la nuova maglia delle Fiamme Oro, fa il vuoto dopo aver resistito in gruppo appena un giro: un bel modo di onorare l’impegno tricolore, senza indulgere a tentazioni tattiche esasperate, giustamente premiato da un tempo più che dignitoso (14:21.86). Ai Mondiali il fondista albese doppierà sulla distanza più lunga, ma difficilmente potrà avere un compagno d’avventure: per un posto sul podio sprintano Nfamara Njie (14:44.89), gambiano con lo status di rifugiato, e altri due ragazzi stranieri per nascita, il marocchino Ahmed Ouhda (14:46.36) e l’ex triatleta ucraino Sergiy Polikarpenko (14:52.53), non lontanissimo dal traguardo della cittadinanza italiana.

400hs (batterie) – Dietro il romano Gabriele Montefalcone – capolista stagionale con 51.63 – ci sono altri che cercano il passi per i Mondiali: difficile ottenerlo in queste batterie rovinate dal maltempo, dove lo stesso pupillo di Gioacchino Paci fatica a timbrare il miglior tempo in un normalissimo (per lui) 53.90. Con la speranza che domattina il cielo sia più clemente, tutti gli iscritti più accreditati si meritano l’accesso alla finale.

Peso (finale) – Per la terza volta in questa giornata Leonardo Fabbri va in pedana: 17.89 la misura vincente, per il ragazzo di bagno a Ripoli è questione di routine. Per la cronaca, tre dei piazzati vanno sopra i 16 metri: Simone Bruno 16.84, Mattia Vendrame 16.15 e Mattia Castellazzi 16.09, di questi tempi difficile pretendere di meglio, ma il confronto con le stagioni che vedevano protagonisti prima Daniele Secci, poi Sebastiano Bianchetti è abbastanza stridente.

4x100m (finale) – Come tra le promesse, la Cariri Andrea Milardi tenta il colpaccio iscrivendosi senza prestazione e finendo così nella prima serie, teoricamente quella meno accreditata: in realtà il quartetto rossoblù, che schiera il campione del lungo Gabriele Chilà come ultimo frazionista, è di livello più che buono (completato da Alessandro Albanese, Michael Fichera e Nazar Adriyiv) tanto da mettere sul display un 42.06 tutt’altro che disprezzabile. Insomma, si deve aspettare la terza e ultima serie per vedere qualcosa di meglio, il 41.89 del Cus Parma (Alessandro Azzoni, Antonio Manfredi, Matteo Orsatti, Steve Abe). Nota a margine, anche il bronzo arriva dalla serie senza accredito: 42.62 per la Pro Sesto (Augusto D’Alessandro, Filippo Stucchi, Matteo Brivio e il campione degli ostacoli Marco Bigoni).

Triplo (qualificazione) – La maggior parte dell’interesse in questa fase è il ritorno in pedana di Tobia Bocchi, con l’argento europeo di Eskilstuna che sfoggia la nuova maglia dei Carabinieri. Per l’ex rugbista di scuola parmense l’unico tentativo frutta subito la misura di qualificazione (14.51 con vento nullo), la seconda di giornata dopo il 14.77 (+1.0) di Fabio Camattari.

800m (finale) – La storia insegna: portare Lorenzo Casini alla volata sulla scorta di una gara tattica significa portare il toscano in carrozza. La storia si ripete, come nella categoria cadetti e come nella categoria allievi: il portacolori della Firenze Marathon, che ha già il minimo mondiale sui 1500, mette in carniere un’altra maglia tricolore sugli 800 metri. Oggi il tempo non conta (1:55.46) e se qualcun altro vorrà guadagnarsi il viaggio in Polonia dovrà cercarsi un’altra occasione.

Asta (finale) – Matteo Capello firma una delle prestazioni d’autore di questa giornata: 5.30 eguaglia nelle liste juniores di sempre Giuseppe Gibilisco – il siracusano fu di bronzo mondiale da junior ad Annecy ’98 – e il risultato dice qualcosa in prospettiva di Bydgsozcz. Piuttosto manca qualcosa nel conto totale, visto che Francesco Lama scende dal ruolo di leader stagionale con 5.40 al terzo posto della classifica ordierna, preceduto dal figlio d’arte romano Simone Andreini (4.80 a 4.70).

110hs (finale) – Il primo -14” di Marco Bigoni è di quelli da ricordare: 13.91 (+0.9), settimo di sempre con le barriere attuali, ed è virtualmente ufficiale la convocazione per i Mondiali. Nella lotta per un posto a Bydgoszcz, Nicola Cesca dice la sua: 14.02 è il nuovo PB del marchigiano. Resta fuori, al momento, Gabriele Segale: l’ex campione allievi si migliora per la terza volta in tre turni, 14.19, ma per ora non basta.

Disco (qualificazione) – Seconda fatica di giornata per Leonardo Fabbri, che in realtà si limita a timbrare il cartellino come nelle qualificazioni del peso: un solo passaggio in pedana e 51.07 di pura prammatica. Ma questa specialità, in stagione, parla decisamente toscano: al momento seguono il colosso fiorentino un grossetano, Giacomo Marinai (49.59), e un livornese, Alessio Mannucci (49.36).

400m (finale) – Stavolta sul rettilineo d’arrivo non c’è il muro di vento delle batterie e l’obiettivo di Bydgoszcz – staffetta compresa – non è più un miraggio: Vladimir Aceti arriva ad accarezzare la top-10 di sempre, 47.13 per il ragazzo di Giussano adottato in Russia, minimo individuale centrato da Brayan Lopez (47.33 per l’italo-dominicano di Pinerolo) e sfiorato anche dal piombinese Umberto Mezzaluna, che chiude in 47.75 dopo aver forzato il ritmo oltre i suoi attuali limiti. Sono risultati che autorizzano, con ragionevole probabilità, l’inserimento del quartetto nella formazione mondiale.

110hs (semifinali) – Il sorteggio mette insieme nella prima semifinale Marco Bigoni e Nicola Cesca, ossia i due capolista stagionali a pari merito: il lombardo si ripete a 14.05 (+0.5), il marchigiano è a ruota (14.14). Il terzo incomodo è sempre Gabriele Segale, che scende ancora a 14.24 (+0.5): più tardi il verdetto definitivo.

200m (batterie) – I protagonisti spingono, ma fino ad un certo punto: il migliore (21.56/+0.9) è il romeno Alexandru Zlatan, che ieri aveva rinunciato ai 100 dove poteva ambire alla vittoria. Lui vorrebbe una maglia azzurra, ma per Bydgoszcz è troppo presto: se ne potrebbe riparlare il prossimo anno per gli Europei di Grosseto. E allora ci si concentra su Diego Pettorossi (21.67/+0.5) e sull’italo-dominicano Wanderson Polanco (21.87/+0.2), che precede di un soffio il neo-campione dei 100, Andrea Federici (21.89).

Giavellotto (finale) – Non è giornata per fare il minimo mondiale ed è un peccato, considerato quello che si era visto ieri in qualificazione: tanto è vero che quasi tutti peggiorano le loro misure e basta un 62.66 a Thomas Fabricci per doppiare il titolo invernale di Lucca. Veronese di Ca’ degli Oppi, Thonas alterna la pedana con l’attività di pizzaiolo: nell’occasione precede Giacomo Biserna, che aveva in bacheca anche un titolo cadetti a Jesolo 2013. Nel complesso il gruppo non è male, ma il metro oggi non dà ragione a questi ragazzi.

Lungo (finale) – Rispetto alla fantastica finale promesse di ieri si inverte l’orientamento della pedana: in realtà oggi non c’è vento, perché piove e quindi il PB outdoor eguagliato di Gabriele Chilà è una gran bella credenziale per il calabrese della Cariri. Oltre al 7.72 vincente nel terzo salto (+0.9), il reggino mette a segno un 7.66 e un 7.65, e anche il nullo sparato nell’ultimo turno – netto ma non “nullissimo” – che lo fa veleggiare alla volta degli otto metri: se ne potrà riparlare in altre occasioni, avvicinare quella misura non è un sogno irrealizzabile. Bella finale comunque, dove si rivede Gianluca Santuz (7.33/+0.3) e va sul podio, con un super-personale strabattuto (da 6.95 a 7.26/+0.4), il torinese Alessio Borriero: superati i problemi muscolari e le microfratture che finora gli avevano impedito di spiccare il volo.

Peso (qualificazione) – Turno eliminatorio senza palpiti: Leonardo Fabbri punterà verosimilmente sul disco in vista dei Mondiali, ma qui c’è possibilità di fare doppietta e si comincia con il miglior lancio di giornata a 16.71, più che sufficiente per stabilire la pole position in vista della finale del pomeriggio. Altri due sopra i 16 metri – Simone Bruno e Mattia Vendrame – mentre trova un posto tra i primi 12 anche Giacomo Proserpio, appena transitato dalla pedana del martello dove era stato secondo.

110hs (batterie) – L’azzurro dell’ultimo triangolare indoor, Gabriele Crnigoj, non si presenta sui blocchi: e così il menu di giornata propone una lotta a tre per il titolo con un percorso che prevede anche le semifinali nel pomeriggio. Intanto c’è un Gabriele Segale già scalpitante, 14.28 (+1.7): giusto così, perché il bergamasco ex primatista dei 60hs allievi deve giocare necessariamente in rimonta su chi il minimo già ce l’ha.

Tattica sposata appunto da Nicola Cesca e Marco Bigoni, che giocano chiaramente di rimessa: passeggiando in 14.50 (+0.5) e 14.48 (+1.4).

Martello (finale) – Manca solo il minimo per Bydgoszcz per festeggiare fino in fondo l’ennesimo titolo giovanile di Tiziano Di Blasio: al romano non basta fare il PB a 67.05 per strappare il passi mondiale e poi forza l’azione alla ricerca del vero obiettivo stagionale. Ancora molto lontano dal traguardo, più che nelle recenti uscite, il 61.74 che dà a Giacomo Proserpio il secondo posto: tante gare, per il lombardo allenato da Gian Mario Castaldi, ma questi 68.00 non sembrano dietro l’angolo.

Alto (qualificazione) – Non serve certo arrivare alla quota stabilita di 2.05 per individuare i 12 finalisti: e al campione mondiale allievi di Sali Stefano Sottile basta un solo salto a 1.95 per piazzarsi in cima alla lista. Con il piemontese anche i prodotti due eccellenti scuole, quella bergamasca con Nicholas Nava e quella modenese con il ragazzo di famiglia mauriziana Kelvin Purboo. Purtroppo mancano all’appello almeno due protagonisti attesi, ma bersagliati dalla sfortuna: Cristian Falocchi ha rinunciato già alla vigilia, mentre Filippo Lari si presenta in pedana ma deve uscire senza nemmeno un tentativo.

JUNIORES donne

Peso (finale) – Dopo essere stata la migliore nelle qualificazioni del disco, Martina Carnevale conclude la sua giornata in pedana con il titolo del peso a suon di PB (14.12): brava, perché la pioggia certo non aiuta. La lombarda di origini camerunensi Danielle Madam rispetta il pronostico per l’argento (13.34), lasciando dietro un’altra ex campionessa giovanile come Marta Baruffini (12.48).

400hs (batterie) – La pioggia serale non dà tregua e rovina il primo turno di una gara molto attesa: alla prima curva si ritira Aurora Casagrande Montesi, una delle specialiste più gettonate, le altre fanno quello che possono per onorare l’impegno sul piano cronometrico. Le gerarchie, peraltro, non ne risentono: Rebecca Sartori ed Eleonora Marchiando – in assenza di Ilaria Verderio – sono accreditate degli unici tempi sotto il minuto e qui si confermano ai vertici della lista per la finale (61.98 e 62.08). Un’altra nota lieta è il rientro al vertice di Linda Olivieri, che dopo la sfortunata semifinale dei Mondiali U.18 di Cali aveva sofferto anche sul piano fisico e qui arriva sulla scia della Sartori (62.27). Da segnalare anche il secondo impegno sugli ostacoli di Gioi Spinello, che sui 100hs si era fermata in semifinale proprio per salvaguardare le sue possibilità sul giro di pista.

Disco (qualificazione) – Prima di affrontare la finale del peso, alcune delle lanciatrici pensano bene di guadagnarsi la finale anche nel disco: la migliore è la reatina Martina Carnevale (40.12).

3000st (finale) – Resta Eleonora Curtabbi l’unica siepista in possesso del minimo per i Mondiali: gara di testa dall’inizio alla fine, nella seconda parte soprattutto controllando per chiudere tranquilla sopra gli 11 minuti (11:02.02). In un certo modo questa finale è vissuta più sulla lotta per la piazza d’onore, segnata dai continui allunghi e ripartenze operate da Giulia Morelli ed Erica Sorrentino: entrambe premiate da nuovi primati personali, con la livornese più incerta sulle barriere (11:05-63) e la cavese, azzurra lo scorso anno a Cali tra le allieve, battuta in volata (11:06.17).

Triplo (qualificazione) – L’unica capace di centrare la misura di qualificazione automatica è … una giavellottista: anzi, la campionessa del giavellotto, Luisa Sinigaglia (12.11/-0.5). Tutte le altre restano al di sotto dei 12 metri, comprese un buon numero di lunghiste già impegnate nella loro finale in precedenza, compresa la finalista dei Mondiali allievi Chiara Bertuzzi (la mantovana, 11.98, è decisamente lontana dai suoi livelli di Cali 2015), compresa la campionessa indoor Alessia Beretta, che nell’inverno passato aveva raggiunto i 12.71 (oggi 11.94). Una prova in crisi d’identità, insomma, dopo i fasti del recente passato.

4x100m (finale) – Tre serie di consistenza quasi equivalente: in realtà sono stranamente simili alla composizione di tre batterie e sarebbe sicuramente più interessante vedere i quartetti più forti misurarsi gomito a gomito. Ma questa è pura teoria: la realtà dei fatti è che anche questo titolo va alla Bracco Atletica, correndo 47.60 in prima serie con Sofia Borgosano, Daniela Tassani, Miriam Vercellone e Fatimata Bara. Dopo le milanesi, un altro quartetto lombardo, quello dell’Osa Saronno Libertas (con la campionessa del lungo Chiara Proverbio in ultima frazione) fa 48.18: e questa classifica resta invariata fino alla terza e ultima serie, quando la Cariri – ora intitolata alla memoria di Andrea Milardi – fa 48.00 inserendosi al secondo posto finale (con Gaia Fabri, Caterina Ruggeri Fasciani, Luna Jimenez e Flavia Torreti).

800m (finale) – Ancora un titolo giovanile per Elena Bellò – la vicentina delle Fiamme Azzurre (oggi 2:08.83 di ordinaria amministrazione) ha ripreso a crescere, come confermano le prime uscite stagionali – ma giù il cappello di fronte alla determinazione di Gaia Tarsi: l’atleta ligure ci ha provato con tutte le armi a sua disposizione e alla fine ne esce anche un nuovo personale (2:09.03). Ma il minimo Iaaf non basta per Gaia: ci vuole il minimo fidal, fissato a 2:08.00, un crono non così distante dalle sue possibilità per quanto si è visto a Bressanone.

100hs (finale) – C’è poco da fare, Nicla Mosetti vista qui alla Raiffeisen Arena non è battibile: la triestina entra alla grande nella top-10 di sempre con 13.78 (+0.8) e ipoteca definitivamente il viaggio a Bydgoszcz. Dopo un paio di turni in incognito, ritrova la scena Agnese Mulatero: e così, per la seconda piazza, “Abi” Gyedu viene bruciata in rimonta (14.12 a 14.14). Rientra a ridosso del vertice Martina Millo, altra ragazza di scuola triestina (14.38).

Giavellotto (finale) – D’accordo, Ilaria Casarotto è tornata competitiva come nelle stagioni da allieva, ma Luisa Sinigaglia è al momento ancora più solida: una rivalità interna, quella tra le due venete, che può far solo bene al giavellotto italiano e che ora si trasferisce ai Mondiali di Bydgoszcz. Il referto della Raiffeisen Arena parla del nuovo PB per la padovana di Este, 51.27 all’ultimo turno quando già la classifica era scritta e vedeva l’ex cestista vicentina seconda a 49.71. L’azzurra dei Mondiali allievi di Cali, Francesca Iacuzzo, va sul podio con 46.62: ma per quest’anno non ci sarà un’altra chance iridata per la ragazza di Fagagna scoperta da Fabrizio Boaro.

400m (finale) – Come in campo maschile, fioccano i tempi e i nuovi PB: Rebecca Borga, veneta di Quarto d’Altino con un passato soprattutto da ostacolista, sboccia sul piano a ritmi di 53.83 nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Un tempo che si inserisce al sesto posto tra le juniores di sempre e trascina al personale (54.36) anche Daniela Tassani, che ormai sembra aver trovato la sua strada nel giro di pista. Si migliora per il bronzo Alessia Tirnetta (54.90), romana di Nettuno ma siciliana per nascita: e così resta fuori dal podio Alice Mangione, altra siciliana, che lo scorso anno era stata finalista agli Europei di Eskilstuna e tra un mese potrebbe ritrovare la miglior condizione. Se si considera che Ilaria Verderio ha puntato direttamente agli Assoluti, la staffetta di Bydgoszcz potrebbe avere ambizioni di finale e anche qualcosa di più.

Lungo (finale) – Il metro mortifica un po’ questo gruppo di ragazze non prive di talento: questi benedetti 6.20 per i Mondiali non arrivano, si tende a forzare, fioccano i nulli. A questo punto restano tre settimane per provarci e la neo-campionessa Chiara Proverbio (6.07/+0.3 dopo il 6.11 di ieri in qualificazione) è seriamente indiziata: come pure restano intatte le possibilità di Beatrice Fiorese (oggi 5.98/+0.6), anche perché la vicentina era su quelle misure lo scorso anno, alle prese con qualche problema fisico, e ancor più le ha nelle gambe oggi che ha superato ogni fastidio. Sul podio anche Eleonora Giraldin (5.85/+0.7), mentre si conferma nome nuovissimo Martina Aliventi, l’ex ginnasta sambenedettese che Francesco Butteri ha portato in pedana lo scorso anno.

100hs (semifinali) – Nicla Mosetti è decisamente la più in forma: 13.88 in batteria, 13.88 anche in semifinale (-0.6). C’è da assegnare definitivamente le due maglie azzurre per Bydgoszcz e – pur in assenza di Elisa Di Lazzaro – la finale di stasera conterà eccome: ecco perché Abigail Gyedu comincia ad aumentare i giri del suo motore già nel turno intermedio, 14.03 (+1.1) per la ragazza di origini ghanesi. E, in scia, si migliora la bresciana Linda Guizzetti (14.33), mentre risale la china dopo un periodo non felicissimo l’azzurra dei Giochi Olimpici giovanili 2014 Martina Millo (14.39).

Peso (qualificazione) – Poco da dire, anche considerando il relativo impegno delle migliori: chiaro che il movimento giovanile – in questo momento – punta soprattutto sull’allieva Sydney Giampietro che lancia tre o quattro metri più lontano, rispetto alle attuali interpreti juniores. Stasera ne sapremo di più: al momento la migliore è l’italo-camerunense Danielle Madam (12.73).

200m (batterie) – Prima batteria: si rivede una buona Alessia Pavese, sia pure piena di cautele dopo il rientro da infortunio muscolare (il secondo della carriera, dopo quello di Rieti 2014 che le aveva fatto saltare le Olimpiadi Giovanili a Nanchino). La bergamasca fa 24.37 (+0.9) correndo in prima corsia: per lei è il miglior tempo dell’anno, in rotta di avvicinamento ai suoi livelli d’eccellenza, quelli dei Mondiali U18 di Cali. C’è da credere che nella finale di domattina sarà vita dura per le due favorite, Sofia Bonicalza e Alessia Niotta (oggi 24.61/+0.9 e 24.62/+0.6).

Asta (qualificazione) – Acqua che scende sempre più generosa, saggiamente si chiude a 3.40 senza salire fino alla quota stabilita di 3.55: tra le ragazze senza errori ci sono pure Virginia Scardanzan e Francesca Semeraro, le più ambiziose considerando anche l’assenza di Alissa Sverzut. Da segnalare la bella progressione di Agnese Gamberini, che si merita la promozione eguagliando con 3.40 il PB: verifica domattina, nella finale anticipata di un'ora rispetto al programma (inizio alle 9.00).

Martello (finale) – Si comincia con un tiepido sole, si finisce sotto la pioggia, che di certo non è amica delle martelliste: eppure, con la pedana viscida, arrivano due bordate oltre i 60 metri per le due favorite, Lucia Prinetti Anzalapaya (61.09) e per Sara Fantini (60.55). In pratica rivoluzionate le gerarchie di un anno fa a Rieti, quando la finanziera piemontese finì terza e delusa, preceduta anche da Agata Gremi: invece il bronzo stavolta va ad un’atleta emergente come Alessia Beneduce, la pescarese di Silvi che arriva da una finale mondiale U18 a Cali 2015 e qui si migliora a 55.97.

100hs (batterie) – Quattro batterie e quindi ci passa anche per le semifinali. Il vento è decisamente più clemente di quello di ieri, ma l’unica a volerne approfittare fin da subito è l’eclettica triestina Nicla Mosetti – già titolata anche nei multipli – che è l’unica a scendere sotto i 14” e non di poco (13.88, +0.5). Le altre ragazze in possesso del minimo per i Mondiali si risparmiano per quanto possibile, ed Elisa Di Lazzaro resta come previsto ai box: Agnese Mulatero vince la sua batteria (14.58), mentre “Abi” Gyedu lascia il successo parziale alla pratese Giulia Cutini (14.54). E allora, con ambizioni di podio, si rilanciano anche le protagoniste dell’ultimo start: Linda Guizzetti – seguita dai tecnici bresciani Giorgio Federici e Marinella Signori, terza un anno fa nei 60hs allieve ad Ancona - è brillante già in mattinata (14.44, +0.9), trascinandosi dietro Elena Marini (14.46).

Marcia 10000m (finale) – Con indosso la nuova maglia dei Carabinieri, Noemi Stella ci mette solo un paio di giri a scaldare i motori e poi se ne va: un’altra tornata e il vantaggio sul gruppo è già di mezzo rettilineo. E non è che dietro manchino ragazze di valore, tra juniores e promesse, con tre campionesse in carica tra titoli indoor e all’aperto come “Mavi” Becchetti, Nicole Colombi, Eleonora Dominici e Giada Ciabini. Ma la notizia lieta è che Noemi sta progredendo nella condizione: 46:00.67 è il suo secondo crono in pista della carriera – secondo tempo juniores di sempre - dopo il primato di categoria stabilito lo scorso anno a Eskilstuna.

Considerati i problemi invernali, per la ragazza di scuola Don Milani si tratta di un recupero eccezionale: e, a questo punto, anche la piazzata – la toscana Giada Ciabini (49:13.36) – diventa “papabile” per un posto ai Mondiali.

PROMESSE uomini

5000m (finale) – Tutto sommato una bella finale, soprattutto per l’atteggiamento della coppia di testa, due ragazzi di belle speranze che si sono dati battaglia a viso aperto: con la progressione finale ha avuto la meglio Iliass Aouani, milanese di origini marocchine che ha già esordito in azzurro l’anno scorso agli Europei di categoria in Estonia. E che ha fatto anche la scelta di trasferirsi in Texas per studiare nel college di Lamar facendo nel contempo l’atleta: quest’anno è già sceso sotto i 14 minuti a Palo Alto, qui ha vinto in 14:26.82, distanziando Alessandro Giacobazzi (14:29.68). Il pavullese, che probabilmente andrà verso una carriera da maratoneta, negli Eurojuniores di Eskilstuna 2015 aveva avuto un decisivo ruolo tattico nella vittoria dell’altro azzurro Pietro Riva.

400hs (batterie) – Tenuto conto delle condizioni della pista, ovviamente insidiosa per la pioggia, il riscontro complessivo è discreto: il migliore è Tobia Lahbi, figlio e fratello d’arte, con 53.08. Quanto a precedenti specifici, tuttavia, è il livornese Mattia Contini a meritare il maggior credito tra i finalisti, al di là del suo accredito nel primo turno (54.15).

Alto (finale) – Riscontro complessivo di relativa sostanza per la categoria: bastano 2.11, al termine di una progressione immacolata, per dare il titolo a Eugenio Meloni. Il carabiniere sardo si ferma poi a 2.15: accompagnato sul podio da due lombardi – Michele Maraviglia e Michele Longhi - che avevano agguantato le quote a 2.06 e 2.09 ricorrendo entrambi al terzo tentativo.

4x100m (finale) – Probabilmente nei piani della Brixia Atletica 2014 c’era soprattutto questa gara, visto che Roberto Rigali aveva abbandonato la batteria dei 200 dopo pochi metri: obiettivo pienamente centrato, con 41.05 (dai blocchi Piergiorgio Bianchini, poi Francesco Stefani, Rigali e un altro azzurro giovanile, Pietro Pivotto). Una generazione ormai consolidata di sprinter romani ha portato la Campidoglio Palatino all’argento (41.34 con Edoardo Ceruti, Fabio Tardito, Francesco Rossi, Thomas Manfredi, gli ultimi tre insieme dalla categoria allievi). Nella prima serie era uscito un 41.49 del quartetto reatino intitolato ad Andrea Milardi (41.49 con Giacomo Faraglia, Jonatan Capuano, Leonardo Bizzoni e Giorgio Trevisani, gli ultimi tre già nel giro delle nazionali giovanili).

Disco (finale) – Primo passaggio in pedana e Martin Pilato manda subito a referto una misura che ipoteca il titolo: 56.93 resta la miglior cifra del pomeriggio, visto che il primatista italiano juniores Giulio Anesa si ferma a 52.02. Il nome nuovo al vertice, Valerio Forgiarini, si merita il bronzo: 51.93 per questo friulano di Gemona che quest’anno è progredito un bel po’ (55.02 di PB).

800m (finale) – Finale thriller, tutto sommato anche prevedibile a considerare la lista dei pretendenti alla maglia e le loro caratteristiche tecniche: probabilmente Enrico Riccobon non ha più quello spunto irresistibile che l’ha contraddistinto in passato, o almeno, con questi rivali non basta. E magari a Lorenzo Pilati sarebbe servita una gara su altri ritmi. Fatto sta che il finale di Francesco Conti – non a caso uno che arriva dal giro di pista – è stato chirurgico: l’ultimo a schivare il bisturi dell’imolese è stato Stefano Migliorati, già finalista agli Europei juniores di Rieti 2013 e ora di stanza negli States (1:49.90 a 1:49.94). Ma, detto sinceramente, indovinare questo ordine d’arrivo avrebbe richiesto doti di alta profezia.

110hs (finale) – Sui blocchi non va Simone Poccia, che in mattinata aveva toccato più di una barriera: quello che conta, però è soprattutto la volata di “Lollo” Perini, PB a 13.67 (+1.2), quarto U23 di sempre, ancor più proiettato verso gli Europei di Amsterdam con pieno merito. Rispetto al primo turno, conferma la sua nuova dimensione tecnica Marco Massaro, ora seconda forza della categoria, sia pure a pari tempo con Francesco Marconi (14.46).

400m (finale) – Dopo i bengala lanciati dagli juniores, proseguono i fuochi d’artificio: scende ancora sotto i 47” Giuseppe Leonardi, 46.73, e sul podio fanno compagnia al ventenne siciliano i due cussini milanesi Nicolò Ceriani (47.25) e Marco Lo Verme (47.55). Per il catanese scoperto da Filippo Di Mulo pare definitivamente superato il periodo degli infortuni che lo avevano fermato all’uscita dalla categoria allievi e nel primo anno da junior.

200m (batterie) – Alla prima vera stagione della sua carriera atletica, Simone Tanzilli è già un bel prospetto su questa distanza: l’ex calciatore di Arconate, che l’anno scorso si era guadagnato quasi per scherzo una maglia azzurra per Eskilstuna, ha mostrato ben altre ambizioni in queste prime uscite e si conferma con 21.08 nella prima batteria (-0.1). Nemmeno il campione dei 100 di ieri, Simone Pettenati (21.19) riesce a star dietro al milanese: ed è certo che “Lodo” Cortelazzo, campione uscente, non ha alcuna voglia di abdicare (21.09/+0.8 per il padovano di Este).

110hs (batterie) – Comincia a piovere quando si presenta sui blocchi Lorenzo Perini, uno dei più attesi del nuovo corso azzurro: l’aviere lombardo è già in possesso del minimo per Amsterdam, ma non per questo lesina l’impegno (13.96/+0.2). Nella stessa batteria si spegne dietro Leonardo Bizzoni, il reatino azzurro giovanile di lungo corso: eppure ci sarebbe spazio dietro al favorito d’obbligo, come dimostra Marco Massaro nell’ultimo start, precedendo Simone Poccia. Il padovano, che si allena al Colbachini con l’ex ostacolista Luigi Agostinis, distrugge il suo personale scendendo in batteria da 14.90 a 14.34 (+0.8), secondo tempo del turno: bella conferma dopo il podio indoor ad Ancona, merito anche di un ginocchio che ha finalmente messo giudizio dopo i problemi al tendine rotuleo.

PROMESSE donne

Triplo (finale) – Condizioni proibitive per le ragazze: ma non è per la pioggia che Ottavia Cestonaro manda in archivio la gara dopo il terzo turno (13.14 la misura vincente, -0.3), piuttosto per un fastidio alla schiena che le impone uno stop precauzionale. L’ennesimo titolo della vicentina – il 24° della carriera, se i conti sono esatti – lascia dietro un’altra grande protagonista delle recenti stagioni giovanili, Benedetta Cuneo (13.08/+0.3 in apertura per la finanziera aretina). Duello tra Veneto e Toscana anche per il bronzo: stupisce il nuovo PB della veneziana Giovanna Berto con gli auspici di Giove Pluvio (12.68/+0.5), togliendo dal podio all’ultimo salto la fiorentina di papà giordano Jasmine Al Omari (12.57/+2.5).

400hs (batterie) – Molto saggiamente “Ayo” Folorunso ha rinunciato ai 200 metri per concentrarsi sulle barriere intermedie: 58.90 è un crono ottimo, viste le circostanze. A proposito di doppi impegni: Alessia Baldi, che ha corso nel pomeriggio la finale sul piano, si ripresenta sui blocchi e ottiene il secondo tempo del turno (61.82). La figlia d’arte Valentina Cavalleri, ora con i colori dell’Esercito, è subito dietro (61.86): e piace rivedere sugli ostacoli Irene Morelli, un talento che aveva interpretato al meglio gli Europei juniores di Rieti nel 2013 e poi era stata costretta ad un lungo stop per infortunio.

Martello (finale) – Si finisce sotto la pioggia battente, meteo ingeneroso verso queste ragazze, cjhe si danno battaglia in pedana fin dalla categoria cadette e allieve: gli ultimi lanci provocano continui avvicendamenti in classifica, prima Nadia Maffo a 44.00, poi Giulia Atzeni a 55.20, infine è decisivo il 56.59 messo a segno da Noa Ndimurwanko, trentina di Levico Terme con papà burundiano.

3000st (finale) – Isabel Mattuzzi era già stata sul podio tricolore da allieva, prima di passare alle siepi, e da junior (quando già correva sotto gli 11 minuti): stavolta per la mezzofondista di Rovereto c’è il titolo promesse, con distacco incolmabile (10:54.07). L’Atletica Livorno, dopo la junior Giulia Morelli, piazza la seconda anche tra le U23 ed è Valentina Spagnoli (11’48”36), mentre il bronzo premia la volitiva esibizione di Suaila Sa’, veneta originaria della Guinea (11:54.96).

Asta (finale) – Maggior appeal avrebbe senz’altro avuto questa gara se in pedana si fosse rinnovato il duello tra la primatista italiana di categoria, Sonia Malavisi, e l’ex primatista juniores Roberta Bruni: invece la lunghissima progressione ha poi conosciuto un epilogo breve e quasi impalpabile, con la forestale reatina oltre i 4.00 al secondo tentativo, i primi salti della sua trasferta brissinese, poi conclusa dagli errori a 4.20, ininfluenti per la classifica. Che ha visto Elisa Molinarolo ed Helen Falda seconde a pari merito (3.90).

4x100m (finale) – Un’unica serie per i quartetti U23 e non è certo una novità: come non è una novità la vittoria della Bracco Atletica (46.61): il sodalizio milanese ha schierato l’ostacolista Erica Monfardini, poi Annalisa Spadotto Scott, la ragazza di origini haitiane Nicole Morpurgo e la bionda Sabrina Galimberti in ultima frazione, chiusa con un vantaggio abissale.

800m (finale) – Messa a confronto con quella maschile, la finale delle promesse in rosa si presentava di lettura facile, quasi elementare: davanti Joyce Mattagliano, poi esce all’imbocco del rettilineo la “nuova” Eleonora Vandi formato Faouzi Lahbi. Il tempo finale della marchigiana (2:07.05) non è nemmeno disprezzabile, visto il passaggio in 65.0 alla campana: una chiusura in buona spinta, contro un’avversaria pure in grande progresso come la friulana nata nella Sierra Leone (2:08.40), ora studentessa di College in Georgia. Piace il ritorno sul podio (2:10.14) dell’altra friulana Elisa Rovere, un passato da azzurra giovanile dei 400hs, mentre trova spazio nell’ordine d’arrivo la lombarda di famiglia libica Najla Aqdeir.

Peso (finale) – Rinfrancata dal brillante bronzo di Tunisi, a suon di personale, probabilmente Claudia Bertoletti non immaginava di dover sudare questo titolo all’ultimo lancio: invece la figlia d’arte romana ha avuto il merito di crederci proprio fino in fondo, soffiando (14.35 a 14.22) l’ennesima maglia tricolore a Monia Cantarella (la reggina ne ha una collezione infinita …). Maggiori soddisfazioni per Daisy Osakue, terza di giornata, potrebbero arrivare dalla pedana del disco (13.18 per la torinese di origini nigeriane).

100hs (finale) – Sorpresa e un pizzico di commozione all’arrivo: Luminosa Bogliolo, ligure di Alassio, ha da poco perso il suo allenatore Pietro Astengo e il modo migliore per ricordarlo è questo, un eccellente riscontro cronometrico (13.90, +0.8) e un titolo che non ti aspetti, vista la presenza di Giada Carmassi nelle corse di finale. In realtà la friulana non è quella della stagione passata, per due centesimi le soffia la piazza d’onore l’ex campionessa di eptathlon Lucia Quaglieri (14.15 a 14.17). La neocampionessa risiede ora in Sardegna e frequenta la facoltà di Veterinaria nell’ateneo sassarese: a distanza le dà una mano sul piano tecnico l’ex sprinter azzurro Ezio Madonia, a sua volta già allievo dello scomparso Astengo.

400m (finale) – La “solita” Lucia Pasquale, ma forse anche diversa: perché alla consueta sparata iniziale, la ragazza pugliese fa seguire una solida esibizione di consistenza sul rettilineo. E’ questa la ricetta che permette di confezionare il suo nuovo PB, 54.09, e di tener dietro la favorita Raphaela Lukudo, anche perché la soldatessa di origini sudanesi lascia qualcosa nella prima parte di gara per una distribuzione non perfetta (54.66). Poi le due gemelle Troiani, Alexandra (55.22) e Virginia (55.34).

200m (batterie) – Dopo aver rinunciato allo sprint puro, Annalisa Spadotto Scott si concentra da subito su questa distanza: e sigla il PB a 23.95 (+0.5). Sul piano cronometrico non c’è confronto, le altre non riescono nemmeno ad avvicinarsi alle cifre dell’italo-britannica: nemmeno la campionessa dei 100, Johanelis Herrera, che fa un 24.66 (+0.3) di ordinaria amministrazione.

100hs (batterie) – Fari puntati su Giada Carmassi, ovviamente, ma la friulana non si danna in batteria, accontentandosi di 14.14 (+1.0): e così –come nelle batterie juniores – esce allo scoperto una specialista dei multipli, Lucia Quaglieri, che ha in questa prova il suo cavallo di battaglia. L’atleta emiliana si conferma ostacolista di vaglia, stampando un nuovo PB a 14.01 (+1.1). Qualche vittima illustre, come Virginia Morassutti e Chiara Genero, ma anche pregevoli novità che ritroveremo in finale con ambizioni da podio come Silvia Taini (14.26) e Luminosa Bogliolo (14.27).

Marcia 10000m (finale) – In una gara dominata dalla junior Noemi Stella, le U23 offrono un esito a sorpresa: se nella fase iniziale Nicole Colombi e “Mavi” Becchetti si sono installate nel gruppo inseguitore della ragazza pugliese, gli sviluppi sono poi inattesi per le favorite della categoria con la squalifica della lombarda e il ritiro della laziale. E, alla fine, spunta un nome nuovissimo, quello dell’ex sincronette Diana Cacciotti, romana di Genzano scoperta sulle strade dei Castelli dall’ex marciatore azzurro Sandro Bellucci. Il tempo di oggi non dice moltissimo, 50:03.48 (con vantaggio nettissimo sulla bellunese Marta Stach), ma tutto sta a cominciare.


Gabriele Chilà (foto Colombo/FIDAL)


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