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03 Agosto 2018

La storia e le storie dell'Olympiastadion: dall'impresa olimpica di Jesse Owens nel 1936 ai record del mondo del fulmine Usain Bolt nel 2009


 
di Giorgio Cimbrico
 
Olympiastadion, tempio laico, sospeso tra il classico e il barbarico: poco più di ottant’anni di vita ma, per quella pietra cruda che lo fascia, dotato di un aspetto che sembra pescare nel tempo lontano, profondo. Quel che è successo là dentro è nella storia e, per non perdere il filo in un archivio che è anche un labirinto, merita una cronologia dei fatti più coinvolgenti e commoventi.

3-9 agosto 1936. Dopo il giorno dei giorni di Ann Arbor, 25 maggio 1935, sei record mondiali in un’ora o poco più, Jesse Owens offre allo stadio dei 100.000 e al mondo la settimana delle settimane: i 100 in 10.3 (dopo un quarto ventoso in 10.2), il lungo con la seconda escursione oltre gli 8 metri (dopo l’8,13 nel Michigan, l’8,06 berlinese), i 200 in 20.7 facendo a pezzi, mezzo secondo, il record olimpico di Eddie Tolan. Per finire il lavoro, una sostanziosa mano, in prima frazione, alla staffetta che con Ralph Metcalfe, Foy Draper e Frank Wykoff, forza per la prima volta, per due decimi, la barriera dei 40 secondi. Orazio Mariani, Gianni Caldara, Elio Ragni e Tullio Gonnelli scrivono una delle pagine più belle dell’atletica azzurra: secondi e virtualmente campioni europei davanti alla Germania.
 
6 agosto 1936. In fondo a uno degli arrivi più serrati della storia dei Giochi (soltanto i 100 di Helsinki 1952, vinti per un soffio da Lindy Remigino, possono finire sullo stesso piano), la bolognese Trebisonda Valla, per tutti Ondina, diventa la prima olimpionica d’Italia.

Ventotto minuti perché la camera Kirby, il fotofinish del tempo, detti la classifica e consegni il diritto di avviarsi verso il podio o indichi la porta degli spogliatoi. Valla, la tedesca Anni Steuer, la canadese Elizabeth Taylor, in quest’ordine, tutte a 11.7 a spartirsi le medaglie degli 80 ostacoli. È anche il tempo di Claudia Testoni, fuori per millimetri. Troverà parziale consolazione un anno dopo, vincendo gli Europei.

 
26 agosto 1977. Sette salti “buoni alla prima”, da 1,75 a 2,00, due record mondiali, uno uguagliato a 1,97, l’altro nuovo e storico a 2,00: alle 19 Rosemarie Ackermann si trasforma nella prima trasvolatrice di una quota che è barriera, simbolo, confine, nuovo punto di partenza. Il Muro cadrà nell’89 ma questo volo di una tedesca dell’altra Germania sul lato ovest della capitale assomiglia a un anelito. Meno di un anno dopo, Sara Simeoni scavalcherà per la prima volta 2,01: di quel record sta ricorrendo il 40° anniversario.
 
9 luglio 2006. Fuochi artificiali e stelle filanti: Fabio Cannavaro alza la Coppa del Mondo, la quarta stella dell’Italia, in fondo a una tesa, drammatica sfida con la Francia risolta ai rigori. Colpisce la traversa David Trezeguet, non sbaglia Fabio Grosso. E Andrea Pirlo esce ancora una volta portando addosso l’etichetta di migliore in campo.

Dopo Vittorio Pozzo e Enzo Bearzot, Marcello Lippi è il terzo ct a portare il titolo in patria.

 
16-20 agosto 2009. Il miglior Usain Bolt di sempre e per sempre accende i suoi lampi e scatena, più che l’entusiasmo, la gioia genuina di chi può assistere alle imprese dell’uomo che ha messo le ali ai piedi, che sa bruciare i secondi 50 in 4.10, i secondi 100 in 9.27, che lascia il suo sfidante più vicino a 13 centesimi (Tyson Gay) e all’abisso di 62 Alonso Edward, lontano sei metri buoni, che trasferisce un carnevale giamaicano nel parco attorno allo stadio, che confessa la sua prima prorompente gioia all’orso Berlino. Bolt: 9.58 e 19.19. Numeri, cifre, tempi, storia.
 



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