Assemblea, la candidatura di Franco Arese



Sessant'anni compiuti il 13 aprile di quest'anno, un palmarés sportivo da far invidia, nel quale spicca l'oro europeo dei 1500 metri conquistato ad Helsinki nel 1971. Per non parlare della "bacheca" manageriale, dove fa bella mostra di sé la qualifica di numero uno di una industria come Asics Italia. Francesco "Franco" Arese, cuneese di Centallo, corre per la presidenza FIDAL all'Assemblea di Chianciano di sabato prossimo. Quando ha deciso di candidarsi? A dire il vero non sono stato io a decidere, ma le tante persone che a più riprese mi hanno chiesto di dare un contributo all'atletica italiana, presentando la mia candidatura alla presidenza FIDAL. In ogni caso, subito dopo l'Olimpiade. Quali ritiene siano le priorità per l'atletica italiana? Credo che tutti coloro che amano l'atletica italiana, che la conoscono, e che hanno chiaro lo scenario all'interno del quale si muove, siano d'accordo sulle necessità, sugli obiettivi da perseguire. Le società, i tecnici, gli atleti, ma anche i regolamenti, il marketing inteso come reperimento delle risorse, il decentramento, il reclutamento giovanile...Si dovrà lavorare a tutto questo, senza tralasciare nulla, perché non esiste un solo aspetto completamente svincolato dagli altri. Senza dimenticare, però, quello che è il nucleo centrale del discorso: le società, gli atleti, i tecnici. E' attorno a loro, che ruota il sistema atletica. C'è qualcosa in particolare che intende modificare rispetto alla gestione che si sta chiudendo? Per prima cosa voglio chiarire che, a mio parere, molte delle cose fatte dalla FIDAL fino ad oggi sono da considerare assolutamente positive. Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, anche se è chiaro che ritengo doveroso modificare alcune parti di quel lavoro. Direi che obiettivo comune possa essere considerato lo snellimento, la messa in efficacia delle attività della Federazione. Vanno semplificati i regolamenti, va resa più fattiva la collaborazione con i Comitati Regionali, per fare un paio di esempi. Sì, ma come si concilia tutto questo con la diminuzione delle risorse a disposizione? Guardi, io sono convinto di un fatto, al di là dell'atletica e di quello che lo sport rappresenta oggi: dobbiamo fare tutti un passo indietro, anche piccolo, ma dobbiamo farlo. La realtà è che viviamo un mondo diverso da quello di dieci, o anche cinque anni fa. Bisogna accettare qualche piccolo sacrificio, ma con il sorriso sulle labbra, perché inserito in un discorso di rilancio, di crescita. Abbiamo bisogno di entusiasmo, che è il vero motore del rilancio: spero di riuscire a darne tanto. Cosa si sente di dire agli atleti di vertice e alle società di base? Ai campioni di credere in quello che fanno, e di credere nella maglia azzurra. Ecco, questo è un mio obiettivo concreto: ridare alla maglia azzurra, ma anche ai campionati federali, il giusto valore. Alle società di base invece di continuare nel loro lavoro, di seminare atletica, alla ricerca di nuove leve per il domani, con lo stesso entusiasmo, con la stessa passione. Che tipo di Assemblea vivremo? Non le pare che la conflittualità nell'atletica italiana sia ancora accesa? Io mi auguro che sia una Assemblea serena, e soprattutto che si risolva senza posizioni di tipo personalistico, che sarebbero un passo indietro per tutti. Sulla conflittualità non sono d'accordo, non mi pare che l'ambiente sia surriscaldato, anzi, credo che la gran parte delle contrapposizioni sia ormai risolta. Del resto, non ricordo in tempi recenti una maggioranza così forte a supporto di una candidatura. (L'allusione è ovviamente alla propria candidatura, ndr) Che cosa direbbe ai delegati all'Assemblea prima del voto? Di esprimersi secondo coscienza. E se dovesse chiedere di votare per lei? Quali argomenti sceglierebbe? Direi semplicemente di votare per una persona che è nello sport dal 1961, che ha saputo conquistarsi, giorno per giorno, con il proprio lavoro, una solida credibilità. In sostanza, di avere fiducia in me. Una cosa, però, mi sentirei di aggiungere. Prego. In fondo siamo qui per questo. Ecco, io sono per le cose semplici. Non ci stiamo giocando la presidenza degli Stati Uniti, o una posizione di mercato, con in ballo chissà quali cifre: stiamo soltanto offrendo la nostra esperienza per metterci al servizio dell'atletica. Mi sembra un fatto importante, che non va dimenticato. L'atletica ha bisogno di serenità. Marco Sicari
Nella foto d'archivio, Franco Arese atleta (FIDAL)

File allegati:
- Il programma di Franco Arese
- Il sito internet ufficiale di Franco Arese



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