50 anni fa la Night of Speed

20 Giugno 2018

Il 20 giugno 1968, a Sacramento (USA), tre uomini per la prima volta sotto i 10 secondi sui 100 metri


 

di Giorgio Cimbrico

Il mondo che precedette l’Ottobre di Mexico stava già vivendo una mutazione: la percezione si fece strada, violenta, il 20 giugno di cinquant’anni fa, la notte e l’alba del 21 giugno secondo il tempo medio europeo. L’arrivo dell’estate avrebbe lasciato spazio al più rovente degli autunni.

Sacramento, capitale della California, ospita i Campionati dell’Associazione Atletica e il 20 giugno 1968 è il giorno dei 100, ancorati, dal 1960, al 10.0, Dieci Netti, del tedesco Armin Hary, uguagliato, in un parabola di otto anni, dal canadese Harry Jerome (statua in bronzo nello Stanley Park di Vancouver), dal venezuelano Horacio Esteves, da Bob Hayes di Jacksonville, Florida (ma il 15 ottobre 1964, a Tokyo, tre cronometri manuali dissero 9.8, 9.9, 9.9), da Jim Hines di Dumas, Arkansas, dal cubano Enrique Figuerola, dal sudafricano Paul Nash e da Oliver Ford, nativo della Louisiana.

Prima batteria, verso le 18.30: Jim Hines corre in 9.8 ed è la prima volta che un essere umano percorre 100 metri in così breve tempo. Ronnie Ray Smith e Kirk Clayton finiscono alle spalle della Freccia dell’Arkansas in 10.0. Vento a favore, 2.8. Con brezza assai più sensibile, 4.7, Bob Hayes aveva chiuso in 9.9 cinque anni prima a Walnut.

Quarta batteria, le 19.20: Charlie Greene e Roger Bambuck eguagliano il record del mondo in 10”0. Il vento è un centimetro dentro la norma. Bambuck, più tardi ministro dello sport, aveva ottenuto il permesso di gareggiare negli Usa malgrado la contemporaneità del sentito match tra Francia e Germania.

Prima semifinale, le 21.15: Jim Hines e Ronnie Ray Smith diventano i primi velocisti a varcare i cancelli dei 10 secondi: 9.9 con vento +0.8. I cronometri dicono 9.8, 9.9 e 10.0 per Hines, 9.9, tutti e tre, per Smith. Alle loro spalle, il capitano Melvin Pender 10.0, Larry Questad 10.0, Kirk Clayton 10.0, Ernest Provost 10.0, molto dubbio. Rilevamenti elettrici non ufficiali assegnarono 10.03 a Hines, 10.14 a Smith. Il tempo di Hines è riportato nella cronologia del record del mondo ma in chiaro, non nel neretto che ne attesta l’ufficialità. [VIDEO]

Seconda semifinale, le 21.20: Charlie Greene diventa il terzo uomo: 9.9 (10.10) con +0.88, davanti al giamaicano Lennox Miller, 10.0 (famoso per correre con la maglietta della salute e più tardi per aver partecipato alla venuta al mondo di Inger) e a Bambuck, 10.0 che questa volta eguaglia... solo il record d’Europa. [VIDEO]

Finale, attorno alle 23. Il vento torna a soffiare oltre i 2 metri e soprattutto gli uomini non sono macchine: vince Greene in 10.0 su Hines, 10.0. Una muta formata da Miller, Bambuck, Smith e Pender finisce nell’ordine in 10.1. È l’ottava e ultima vittoria di Greene su Hines in una serie di 13 scontri. [VIDEO]

Per il primo tempo elettronico sotto i 10 secondi sarebbe stato necessario aspettare sino alla finale olimpica del 14 ottobre: Hines 9.95, a 2248 s.l.m. con 0.3 di vento a favore.

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