2018: i protagonisti dell'atletica italiana

18 Dicembre 2018

I migliori momenti al maschile nella stagione azzurra: il record di Tortu e i giovani della 4x400 d’oro, Desalu e Tamberi, le medaglie agli Europei di Berlino


 

di Giorgio Cimbrico

Le prime volte non si scordano mai. Neppure quei cinque sorrisi che non dimenticherete, uno ad illuminare un solo volto, uno di gruppo. Celestiali, eccitati, pieni di promesse. Pippo e quelli della 4x400 di Tampere: un italiano da meno 10 secondi, quattro giovani italiani che recitano da capitani coraggiosi. La definizione, vecchia e sempre buona, piove addosso a chi lotta in una staffetta lunga un miglio. Mai capitato prima, né nel lungo soffio di un rettilineo né nel succedersi di una lotta di cambi, di contatti, di tuffi nell’esplorazione dei propri limiti e magari oltre.

Gli album dei ricordi non sono più di moda, ora tutti conservano nel telefonino-archivio dei mondi e scorrono con il dito: ritroveranno l’espressione gentilmente felina di Tortu madrileno e quel gruppo contorto dalla gioia: come è apparso a pagina 40 e 41 dell’ultimo numero di Atletica, da sinistra a destra Klaudio Gjetja, Edoardo Scotti, Alessandro Sibilio (non si vede il volto: è di schiena e sta tentando di abbracciare tutti, come un polipo, anzi come un “pulipiello” come dicono dalle sue parti) e Andrea Romani, supportati in batteria dal giovanissimo Lorenzo Benati, 16 anni e oro europeo allievi. Campioni del mondo under 20 - o juniores si diceva una volta - della 4x400. È capitato, e viene in mente quando poco più di quindici anni fa, nella sera improvvisamente fresca di St Denis, un italiano, Beppe Gibilisco, diventò campione del mondo di salto con l’asta. L’uomo può mordere il cane, sovvertendo i canoni tradizionali della cronaca, della “chanson de geste” dell’atletica. E loro ci sono riusciti regalando e regalandosi uno stordente cocktail di allegria e orgoglio.

Qualcuno, quelli che Brera chiamava ferrigni critici, si diverte a dire che l’atletica italiana si è trasformata in un panda che vive nascosto in inaccessibili, intricate foreste di bambù; qualcun altro ha provato ad appiccicare, sul finale di partita dei mesi roventi e leggeri di Filippo Tortu, l’etichetta “black out” dimenticando cinque tempi tra 9.99 e 10.08, l’ultimo nel più veloce e prezioso turno decisivo corso in un campionato europeo, tralasciando che oggi il giovanotto, incrocio riuscito tra geni sardi e brianzoli, occupa, come una forza d’invasione, le zone alte delle ital-statistiche di sempre, e non solo per il picco offerto subito dopo il ventesimo compleanno.

Esiste un progetto, strategico e non tattico, che esclude facili “carpe diem”, per farlo procedere verso Doha e soprattutto verso il primo vero approdo, l’Olimpiade di Tokyo. Soltanto la scaramanzia impedirebbe di svelare quali siano gli obiettivi inseguiti da lui e da chi, il padre Salvino, gli sta al fianco: 9.90 e, raddoppiando, 19.80. Il secondo, soprattutto, ha profumo di podio. Per Parigi 2024, si vedrà.

VIDEO | IL RECORD ITALIANO DI FILIPPO TORTU: 9.99 NEI 100 METRI A MADRID

La distanza molto italiana, che fu del povero Pietro Mennea e di Livio Berruti, che sta per entrare nell’ottantesimo anno di età, assicura l’ingresso in scena di Fausto Desalu. Chi, prima del colpo di pistola, avesse scommesso su una simile successione di tempi per i piazzati dal primo al sesto, avrebbe sbancato le casse dell’Olympiastadion-Casinò. Sesto con 20.13, il cremonese, a quattro metri scarsi da Ramil Guliyev che, 19.76, ha portato la più seria minaccia all’euro-regno, quasi quarantennale, di Pietro il Grande.

Poco più di due anni fa una delle Parche aveva tranciato il piano di volo di Gimbo Tamberi. Più che riannodato, quel filo è frutto di nuovo ordito, nato dalla folgore caduta nel 2016, dalle lacrime di Londra, da un’alleanza padre-figlio solida come la Rocca di Gibilterra (nel loro caso, il promontorio del Conero), da quegli elementi che è difficile misurare con strumenti di asettica precisione: la volontà, l’entusiasmo, la felicità di offrirsi. Il 2,33 che l’ha riportato sul confine dei magnifici dieci è venuto nel “piccolo tempio” di Eberstadt, Wimbledon, Twickenham e Wembley del salto in alto, ed è dannatamente significativo. Il 2,46 su pedana elastica di pochi giorni fa ridona il Gimbo del tempo dei capelli blu, di assalti giocosi e spensierati a quote siderali.

Yeman Crippa, padrone di se stesso nei momenti di svolta, Yohanes Chappinelli, coraggioso come il Francesco Panetta di Stoccarda ’86, Yassine Rachik, capace di amministrarsi in una giornata disseminata di naufragi, sono stati i volti da euro-podio, mancato per il nulla di un secondo da Massimo Stano: la salita in scena in Cina non era stata un caso. La Puglia è una miniera a cielo aperto.

MEDAGLIERE ASSOLUTO MASCHILE 2018
Campionati Europei, Berlino (Germania)
1 oro: Yassine Rachik, Eyob Faniel, Stefano La Rosa (maratona a squadre)
3 bronzi: Yeman Crippa (10.000); Yohanes Chiappinelli (3000 siepi); Yassine Rachik (maratona)

Campionati Mondiali di marcia a squadre, Taicang (Cina)
1 argento: Massimo Stano, Francesco Fortunato, Giorgio Rubino (squadra 20 km)
1 bronzo: Massimo Stano (20 km)

Campionati Europei di cross, Tilburg (Olanda)
1 bronzo: Yeman Crippa, Daniele Meucci, Nekagenet Crippa, Ahmed El Mazoury, Andrea Sanguinetti, Marouan Razine (squadra senior)

Giochi del Mediterraneo, Tarragona (Spagna)
4 ori: Davide Re (400); Lorenzo Perini (110 ostacoli); Federico Cattaneo, Fausto Desalu, Davide Manenti, Filippo Tortu (4x100); Giuseppe Leonardi, Michele Tricca, Matteo Galvan, Davide Re (4x400)
3 argenti: Fausto Desalu (200); Eyob Faniel (mezza maratona); Roberto Bertolini (giavellotto)
5 bronzi: Federico Cattaneo (100); Yeman Crippa (5000); Yohanes Chiappinelli (3000 siepi); Marco Fassinotti (alto); Hannes Kirchler (disco)

(nei prossimi giorni saranno pubblicate tutte le altre notizie di riepilogo stagionale: donne, giovani, master, montagna e internazionale)

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