“Un gruppo vero, in finale ce la giochiamo”

05 Agosto 2021

Parlano gli staffettisti azzurri. Patta: “Bene nonostante il caldo”. Jacobs: “Grande spirito di squadra”. Desalu: “Abbiamo margine”. Tortu: “Siamo tra i migliori”. Le voci di Weir e delle azzurre della 4x100

 

di Nazareno Orlandi

“E adesso ce la giochiamo”. Sognare ancora, in questa Olimpiade, non è vietato. Gli azzurri della 4x100 (Patta-Jacobs-Desalu-Tortu) sbarcano in finale a Tokyo con il quarto tempo complessivo, primo blitz sotto i 38 secondi della storia azzurra (37.95). Talento. Gruppo. E un campione olimpico in squadra.

Il primo a parlare è Filippo Tortu, l’ultimo frazionista azzurro: “Sapevamo di poter entrare in finale ed eravamo qui per questo - commenta - Era giusto non porsi limiti e non l’abbiamo fatto. I cambi sono stati leggermente in sicurezza perché volevamo prima di tutto arrivare al traguardo. Adesso dobbiamo soltanto pensare a recuperare il più velocemente possibile, oggi sembra di aver fatto un 400 a testa perché è stato veramente faticoso, sia il riscaldamento, sia la gara stessa: troppo caldo. Ora siamo tra i migliori, pronti a giocarcela. Mi sento di ringraziare anche gli altri staffettisti che sono qui, Davide Manenti, Antonio Infantino e Wanderson Polanco, ma anche Federico Cattaneo e Roberto Rigali che non sono a Tokyo ma che ci hanno accompagnato in questi anni”. Fausto Desalu è piaciuto in terza frazione: “Bella emozione correre con un campione olimpico in squadra. Il gruppo è davvero fomentato, molto unito. Sapevamo di poter contare su Marcell, ma anche su Filippo, sull’esordiente Patta che non ha tradito le aspettative. Non mi esprimo fino in fondo perché sono scaramantico… ma abbiamo margine. Nella gara individuale avrei potuto fare molto di più, sono molto deluso e arrabbiato, ma questa rabbia la trasformerò in grinta per portare la staffetta a un bel risultato”. Non ha sentito la pressione Lorenzo Patta, schierato in prima frazione, a lanciare gli azzurri: “Ero abbastanza tranquillo - le parole dello sprinter sardo - soltanto stamattina ho sentito un po’ di ansia appena sveglio. Penso che la mia frazione sia andata discretamente bene, nonostante il gran caldo”.

Tocca al campione olimpico dei 100 metri Marcell Jacobs, schierato nella tradizionale seconda frazione: “Sono molto contento perché siamo entrati in pista con un grande spirito di squadra - sottolinea - questa gara si corre tutti e quattro insieme e siamo riusciti a raggiungere un obiettivo importante che ci siamo prefissati da anni. Sicuramente in finale (venerdì alle 15.50 italiane, ndr), le condizioni saranno migliori perché correremo di sera. Oggi non erano ottimali, e anche io non mi sono sentito al 100%. Ma qui conta tutta la squadra, bisogna portare il testimone in fondo, abbiamo visto cos’è successo al Sudafrica che poteva essere una squadra tosta ma che non ha terminato la gara. Davo una medaglia quasi sicura agli Stati Uniti che però sono fuori. Noi domani ci proviamo. La mia medaglia d’oro dei 100? Ci sto dormendo assieme. La tengo con me. La guardo ogni tanto. La ammiro”. A chi gli chiede un commento sullo scetticismo di alcuni giornalisti stranieri, il campione olimpico risponde con il sorriso: “Non mi tocca assolutamente, so che sono arrivato fin qui facendo tanti sacrifici, passando attraverso tante sconfitte e delusioni. Mi sono sempre rialzato, sempre tirato su le maniche, e so che quest’oro è merito del duro lavoro. Neanche rispondo perché darei loro soltanto importanza”. E su un possibile futuro negli Stati Uniti, risponde così: “Con il fatto che sto ricominciando a riallacciare i rapporti con mio padre, passare qualche periodo lì, con la famiglia, era qualcosa che mi poteva aiutare per il futuro. Ma tutto qua. Non ho nessuna intenzione di andare ad abitare negli Stati Uniti, non l’ho mai pensato, in Italia ho tutto quello che mi serve e mi trovo benissimo”.

Record italiano, ma niente finale, per la 4x100 femminile, prima delle escluse per soli tre centesimi (42.84 il tempo finale). Irene Siragusa: “Le mie compagne sono state la carica in più, quelle che hanno corso, e le altre che ci hanno tifato dalla tribuna”. Gloria Hooper: “Felicissima per il record italiano, dispiace un po’ perché siamo capitate nella batteria più difficile, con molte delle favorite”. Anna Bongiorni: “Ho avuto l’impressione di un contatto con la staffettista giapponese, in ogni caso sapevamo di dover correre almeno il record italiano e speravamo sarebbe bastato. Comunque sono fiera di noi”. Vittoria Fontana: “Contente ma volevamo di più”. La mattinata di Tokyo regala un altro “finalista” all’Italia (inteso come piazzamento fra i primi otto): è il pesista Zane Weir, quinto, due volte al primato personale, prima con 21,40, poi con 21,41, per migliorare il 21,25 della qualificazione: “Sono molto felice, grazie a tutti per il tifo - le sue parole - Ringrazio la mia famiglia, il mio coach Paolo Dal Soglio, e la Federazione perché ha creduto in me, mi ha dato tanto supporto e un’opportunità unica. Oggi è stato perfetto: il piano era entrare tra i primi otto, ho fatto anche di meglio e mi servirà tempo per capire cosa ho fatto”. Fuori dai migliori otto, invece, Andrea Dallavalle (nono con 16,85/+1.0) ed Emmanuel Ihemeje (undicesimo con 16,52/0.2) nella finale del triplo. Dallavalle: “Non saltavo come al mio solito, è veramente un peccato ma non mi butto giù”. Ihemeje: “Esperienza bellissima all’esordio in Nazionale, l’anno prossimo il Mondiale nella ‘mia’ Eugene, dove studio e mi alleno”.

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Zane Weir (foto Colombo/FIDAL)


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